“Vattene dalla tua terra, dalla tua parentela e dalla casa di tuo padre, verso la terra che io ti indicherò.” (Gen 12,1).

Esattamente 52 anni fa, come Abramo, mi è stato chiesto di lasciare il mio paese e la mia famiglia per una seconda volta, per andare nel Paese che il Signore mi stava indicando: Hong Kong.

Prima di entrare nella nostra famiglia missionaria, ero solita dire che volevo andare in missione lontano, ma non intendevo entrare in una congregazione locale e non avevo mai sognato di raggiungere una missione lontana come Hong Kong.

Sono entrata nella nostra famiglia missionaria nel 1962 e a quel tempo non c’erano suore indiane destinate per le missioni, anche se alcune erano andate in paesi esteri per studiare. Madre Clara, la nostra Madre Generale, durante gli incontri era solita dirci che noi siamo esclusivamente missionarie e che dobbiamo essere pronte per andare in ogni missione per condividere la Buona Notizia di Gesù. Questo mi aveva colpito moltissimo. Nel 1965 ho fatto la mia prima professione e poi ho completato i miei studi come insegnante. Mi aspettavo di essere assegnata ad insegnare in qualche scuola, ma Dio aveva altri piani per me altrove.

Nelle vacanze estive del 1968, mi è stato chiesto di aiutare nella promozione vocazionale nella mia Diocesi, dove sr. Rita Maggioni, sr. James e la nuova arrivata sr. Marcella Giacomello stavano incontrando le candidate. Prima di partire per il Kerala, mi erano state date alcune lettere da consegnare a sr. Rita. Ignoravo del tutto che stavo portando la mia futura destinazione proprio nelle mie mani. Il giorno successivo sr. Rita mi chiama nel suo ufficio, sul suo tavolo c’era una lettera e, indicandola, mi dice: “Madre Clara vuole mandarti a Hong Kong come missionaria per cominciare una scuola, sei pronta a partire?” “Si, certo!” ho risposto, senza alcuna esitazione. Dopo qualche parola di confronto, ho lasciato la stanza e la paura ha cominciato a fare capolino nel mio cuore: “Perché ho detto di si, non conosco il posto, non ho esperienza, sarò capace di affrontare le sfide del nuovo paese e delle attività?” Mi sentivo terrorizzata. Nello stesso tempo nell’intimo del mio cuore sentivo che, dato che era stato il Signore che mi aveva scelto e che io non avevo chiesto niente, sarebbe stato Lui a prendersi cura di tutto e mi sono affidata a Lui. Non ricordo nessuna circolare letta in comunità circa la mia destinazione ad una nuova missione. Ho avuto meno di tre mesi di tempo prima della mia partenza. Non c’era preparazione alla missione o animazione, eccetto una semplice cerimonia di consegna del mandato missionario.

Sr. Maddalena e sr. Theresa Hong Kong

Sr. Maddalena e sr. Theresa davanti ai palazzi in costruzione

E così, l’11 settembre 1968, il mio sogno di partire per le lontane missioni diventa realtà. Arrivata qui ad Hong Kong insieme a sr. Maddalena Pirodda, tutto era nuovo, diverso, strano, non c’era un posto da chiamare casa… Eravamo ospiti delle Suore Canossiane. Non c’era una singola persona che potevamo dire di aver visto o conosciuto. Il primo anno è stato molto duro in termini di inserimento nella società cinese: imparare la lingua molto complessa, adattarsi al cibo cinese, conoscere Hong Kong e il giusto modo attraverso cui poter aprire la scuola, solo per citare qualcosa… Ci sono stati momenti di solitudine, di rabbia e anche la tentazione di scappare via da lì. Non c’era nessuno con cui potevo condividere cosa stava succedendo nel mio cuore e nella mia vita. L’unica consolazione e l’unica forza erano la Parola di Dio e l’Eucaristia. Ero solita passare molte ore in preghiera.

Cosa dire riguardo al progressivo inserimento e all’inculturazione nella società cinese? All’inizio vivere con le Suore Canossiane è servito per noi come introduzione, visto che loro erano di diverse nazionalità e culture, per poter imparare i riti e le tradizioni cinesi, i festival, per apprezzare il cibo, e per studiare la lingua al massimo delle nostre possibilità. Abbiamo vissuto e praticato tutto questo nella nostra vita quotidiana senza grossi problemi o discussioni, ricevendo sostegno e incoraggiamento da tante e differenti persone, mentre cominciavamo il nostro apostolato.

Ora, dopo cinquant’anni, guardando ai primi giorni, mi chiedo come sono potuta sopravvivere all’inizio della nostra presenza qui. Una cosa è molto evidente: Dio, che mi ha chiamato e che ha portato qui questa persona priva di esperienza, mi ha sempre guidato passo per passo, in modo che io potessi portare avanti la missione per la quale Lui mi aveva destinato.

sr. Theresa Pathickal, Delegazione Hong-Kong

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