Dialogo interreligioso

Continuiamo la nostra riflessione sull’Islam facendoci aiutare da alcuni passi fondamentali delle nostre Costituzioni. Gli articoli che parlano di questi argomenti ci invitano a vivere il dialogo e l’ospitalità non solo con i nostri fratelli e le nostre sorelle musulmane, ma anche nelle nostre comunità e con i popoli e le persone che incontriamo nelle nostre missioni e che aderiscono ad altre religioni.

La nostra vita missionaria è mossa dal desiderio di condividere la gioia dell’incontro con Cristo e di essere presenza di comunione con gli altri. L’icona che ci ispira è l’incontro tra Maria e la cugina Elisabetta, una visitazione che accese la gioia delle due donne, una giovane e l’altra anziana, e svelò la vita straordinaria che entrambe portavano in grembo. Lo spingerci verso l’altro ci motiva a raggiungere popoli lontani, per cultura, mentalità, religione, oltre che per distanza geografica. Per questo desideriamo adattarci alle varie situazioni che lo stare in un Paese diverso dal nostro comporta, portiamo nel cuore l’entusiasmo di poter conoscere culture e popoli, sentiamo la spinta a lasciarci abitare quotidianamente dagli altri in un incontro che trasforma, nell’accoglienza della diversità, nel dialogo e nell’ospitalità. Nei paesi dove altre religioni sono maggioritarie rispetto al cristianesimo l’accoglienza di questa diversità si fa via di evangelizzazione nostra e degli altri, nel dialogo interreligioso.

Un intero articolo delle nostre Costituzioni è dedicato a questo: “Ci impegniamo nel dialogo, elemento essenziale della missione evangelizzatrice della Chiesa, che è chiamata a dare testimonianza di Cristo in vasti mondi culturali e religiosi, entrando in un dialogo di salvezza con tutti” (C21).

L’articolo continua indicando due modalità di dialogo: il dialogo della vita” con il quale “cerchiamo di operare insieme a partire dai valori che condividiamo, in un processo di purificazione e di arricchimento reciproci”. Infatti, nel dialogare con la gente, conosciamo storie di vita, esempi di umanità, di perseveranza e coraggio, di sofferenza e di gioia e lasciamo che il nostro umile cercare di “farci tutto a tutti, vicine al vissuto quotidiano delle persone e delle comunità, nella gioia missionaria di condividere la vita del Vangelo” (C 26), sia come un piccolo seme che può crescere negli altri. Questa è una grande ricchezza!

C’è poi il dialogo “delle esperienze religiose e le riflessioni teologiche”, infatti: “Siamo convinte che, superando i pregiudizi e i fondamentalismi di ogni parte, la chiarezza della propria identità e l’apertura dell’intelligenza e del cuore fanno del dialogo un viaggio fraterno verso la verità alla quale lo Spirito ci guida” (C 21).

Negli incontri con le nostre sorelle e i nostri fratelli musulmani abbiamo sperimentato quante volte questo viaggio fraterno si può realizzare. La fede dell’altro parla attraverso di lui nella semplicità di un incontro, nella sollecitudine della solidarietà, nella stima reciproca permettendo di approfondire la sua e la nostra fede attraverso la risposta a nuove domande, alla curiosità di capire, di scoprire e conoscere una fede e delle tradizioni diverse. Ognuno si ritrova disarmato davanti alla profondità dell’altro e al richiamo della realtà divina che ciascuno porta in sé.

Lo scambio di esperienze di vita e la condivisione della fede possono creare una reciprocità profonda ed umile. Lasciamo che sia l’altro a decidere come dialogare, cosa raccontare di sé, per condurci nella sua realtà e tessere fiduciosi legami di amicizia. Allo stesso tempo, l’esercizio di questo dialogo ci chiede di lasciarci abitare dall’altro in una forma attiva, creando uno spazio per lui, nella nostra casa, nella nostra vita e nel nostro cuore. Se il dialogo non prevedesse l’ospitare l’altro in uno spazio di ascolto per accogliere ciò che dice ed è, il dialogo non esisterebbe. E se nell’ospitare il gesto e le parole non facessero scaturire un dialogo, ma si limitassero solo ad essere il compimento di doveri morali, non ci sarebbe ospitalità.

Fare “della nostra esistenza una casa ospitale”, dove il fuoco resti sempre acceso per indicare una Presenza, un posto sia sempre pronto per la visita di chi richiede la nostra vicinanza, la premura per l’altro sia tenera come quella di una sorella e di una madre che sa custodire e far crescere anche il figlio più ingrato, che sa essere leale: questo è il volto dell’ospitalità che vogliamo incarnare e che esprimiamo con il voto di castità. “Radicate in Dio, ci apriamo al dono di noi stesse per generare vita, per custodirla e farla crescere. Sorelle e madri, facciamo della nostra esistenza una casa ospitale che accoglie ogni povertà e solitudine”. (C 52).

Anche il voto di povertà ci suggerisce questo modo di vivere: “Non preoccupate di accumulare per il domani, ci apriamo insieme alla condivisione, alla solidarietà e all’ospitalità, rispondendo alle necessità di chi è nel bisogno” (C 61). I credenti dell’Islam che incontriamo ci aiutano e ci stimolano nel vivere questo aspetto vivendo l’elemosina come uno dei pilastri della loro fede, condividendo i pasti con i più poveri nel mese del digiuno, il Ramadan, la carne dell’animale sacrificato il giorno della festa con chi non ha possibilità, l’ospitalità concreta per lo straniero, il viandante, il pellegrino… sono tutte espressioni da cui possiamo imparare, attraverso le quali approfondire il significato di ciò che anche noi viviamo e facciamo con la gente. Un bicchiere d’acqua fresca nella calura estiva, una tazzina di tè, qualche arachide, dicono la disposizione del cuore, il dialogo possibile, l’accoglienza, la voglia di stare insieme e condividere. Quante volte siamo state invitate nelle case per partecipare a momenti di gioia e festa, o abbiamo assistito ai lutti e alle sofferenze delle famiglie e dei singoli!

La vita di ogni Missionaria dell’Immacolata, è chiamata, sull’esempio di Gesù, ad essere specchio di un’ospitalità umile vissuta verso gli altri e nel profondo di noi stesse, nel mondo e nella comunità.

Ci rendiamo conto che: Non siamo immuni dalla tensione del mondo tra l’aspirazione all’unità e l’egoismo che produce solitudine e violenza, e nello stesso tempo siamo chiamate a essere segno profetico di una fraternità sempre possibile. Impegnandoci a dialogare nella carità e a aprire cammini di riconciliazione, cooperiamo a far crescere nel mondo una spiritualità di comunione che è già presenza del Regno” (C75).

La consapevolezza che questa tensione abita ogni essere umano, ci permettere di non vivere l’ospitalità e il dialogo in modo superficiale e, mostrandoci i limiti naturali che questi possono comportare, ci aiuta a non invadere e colonizzare l’altro e ci mostra la necessità di non nascondere le difficoltà dell’incontro nate da storie e punti di vista diversi. Non siamo disilluse, solo la grazia dello Spirito può aiutarci a fare delle differenze, anche religiose, l’opportunità di un cammino nella verità.

In questo siamo aiutate dall’internazionalità delle nostre comunità che è una continua palestra di formazione per allargare il cuore aprendo le sue porte alla novità, alla diversità, all’accoglienza di modalità diverse di espressione e di dialogo. Ciò che colpisce è il rendersi conto che talvolta riceviamo dagli altri proprio ciò a cui aspiriamo e questa è la prima grazia dello Spirito che soffia dove vuole e fa sentire la sua voce… anche lì dove non si crederebbe di udirla. Per questo cerchiamo di vivere una fraternità aperta, per lasciare che questo soffio possa entrare nella vita di ciascuno, una fraternità che aspira ad essere un luogo di cordiale accoglienza dove ciascuna si impegna affinché chi viene si senta a proprio agio, trovi ascolto, sperimenti la gioia dell’incontro e dove, nel rispetto delle usanze locali e delle esigenze della comunità, si offra di cuore ospitalità (cf. C 79).

Sr. Marta Arosio

Sr. Marta è Missionaria dell’Immacolata dal 2010, nel 2014 raggiunge il nord Africa dove rimane per quattro anni. Richiamata in Italia approfondisce lo studio della lingua araba e dell’islamistica presso il PISAI (Pontificio di studi arabi e islamistica) a Roma dove consegue la licenza nel 2021 con una tesi sull’ospitalità vista attraverso gli occhi di un mistico islamico egiziano del XVI secolo.

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