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LE SCELTE MISSIONARIE DI GESÙ

Una rubrica che ci presenta Gesù e il suo stile missionario. Opportunità per riflettere sul nostro discepolato, la nostra fede e il carisma missionario.

L’instancabile andare oltre

Nella formazione missionaria dei discepoli, Gesù abbandona il paradigma statico delle scuole rabbiniche del tempo, caratterizzate da un programma prestabilito di nozioni da trasmettere, e propone, sin dal primo incontro, un dislocamento della persona: “Vieni dietro a me”. La sua scuola, infatti, si svolge sulla strada, è caratterizzata da incontri, situazioni da cui lasciarsi coinvolgere; le sue sono lezioni dove s’impara ad affrontare la pressione incalzante delle folle, ci si scontra con le domande sibilline di scribi e dottori della legge, si fa i conti con l’imprevisto e il cambio di programma. In questa ‘ermeneutica pellegrina’ del continuo “passare all’altra riva”, geografica, esistenziale e di fede, i discepoli lentamente cambiano, maturano, entrano in un’altra logica, scoprono se stessi e l’identità del proprio maestro.

Sin dalla giornata messianica di Gesù, descritta nel vangelo di Marco (Mc  1,21-32), i discepoli si trovano di fronte ad un rabbi sconcertante nelle sue scelte impopolari. Dopo aver guarito molti, aver compiuto esorcismi, il giorno dopo, quando è ancora buio, Gesù sceglie di ritirarsi in un luogo deserto a pregare. Risuona logico, umanamente ovvio, l’appello di Simone e gli altri, dopo averlo trovato: “Tutti ti cercano!”. Ma lo sguardo di Gesù è già orientato altrove, guidato da un’urgenza, un’intrinseca necessità del suo essere di andare altrove, per i villaggi vicini, per predicare la prossimità del Regno di Dio. Una direzione spiazzante, fuori da ogni criterio conveniente, che spinge i discepoli a lasciare continuamente sicurezze, posizioni raggiunte, il già conosciuto, per entrare in un dinamismo che spoglia e arricchisce allo stesso tempo.

Anche Gesù ha vissuto sulla sua pelle la logica del ‘sempre altrove’, passando all’altra riva di un orizzonte più ampio di salvezza di quello che la sua convinzione giudaica delineava. L’incontro con la donna siro-fenicia (Mc 7,24-30), in territorio pagano, provoca nel Maestro un attraversamento delle frontiere del suo progetto apostolico: “non sono venuto che per le pecore d’Israele”, per immergersi nell’universalità della salvezza che trabocca dal cuore del Padre. La supplica di questa donna, insistente, umile e audace allo stesso tempo, conduce la fede di Gesù ad una dimensione impensata e inconcepibilmente oltre per un giudeo.

Questi due episodi evangelici ci inseriscono in un cammino di scelte missionarie non scontate, né prevedibili, ci conducono in un itinerario che scuote le nostre ristrettezze di giudizio, ci sradicano da un discepolato comodo e attaccato alle sicurezze, per farci trascinare, attratti dallo sguardo d’amore di Gesù, là dove la volontà salvifica di Dio ci chiama.

Sr. Silvia Serra, Direzione Generale

Sr. Silvia Serra Missionaria dell’Immacolata nel sud del Brasile per 17 anni, ha approfondito gli studi biblici al Centro Ecumenico di Studi Biblici (CEBI) di San Paolo, e ha conseguito la specializzazione in consulenza biblica presso l’università EST di San Leopoldo, Rio Grande Do Sul. Attualmente è a servizio dell’ufficio storico della congregazione.

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