La lettura dell’enciclica “Fratelli tutti” ha illuminato alcune mie semplici esperienze di vita missionaria in questa terra tunisina. È noto che qui non possiamo fare l’annuncio diretto del Vangelo e che sono quindi prioritari la testimonianza di vita e l’incontro informale con le persone.

Ciò che nell’enciclica mi ha colpito e rispecchia qualche mia esperienza si trova là dove il Papa parla di “miracolo” della GENTILEZZA nel quale “la persona mette da parte le sue preoccupazioni per prestare attenzione, per regalare un sorriso, per dire una parola di stimolo… per consolare.” (FT 222-224). Un piccolo e semplice sentiero per  camminare verso la costruzione della fraternità umana con le mie sorelle e i miei fratelli musulmani qui in Tunisia.

La prima esperienza è ambientata sulle strade del mercato giornaliero di frutta e verdura della nostra cittadina che io frequento quasi ogni giorno un po’ per necessità, un po’ per incontrare la gente. È così che ho incontrato  un venditore di uova, un bravo musulmano con il quale poco a poco si è costruito un rapporto di cordialità tanto che mi raccomanda agli altri venditori dicendo che merito prodotti buoni!

Nel mese di novembre scorso, dopo un periodo di assenza dal mercato è ritornato molto provato fisicamente e triste. Mi ha raccontato che la settimana precedente aveva perso due sorelle in un incidente stradale di autovettura alla cui guida c’era il figlio di una delle sorelle. Piangeva e ripeteva che era troppo duro da accettare anche se il credo musulmano dice che se Dio ha stabilito così è per un bene. Non potevo fare altro che ascoltare e dire che avrei pregato Dio per lui e la famiglia. Una settimana dopo ha perso anche la sorella più giovane morta a causa di un cancro.

Ogni volta che mi vedeva, anche da lontano, mi faceva qualche segno di saluto, allora mi avvicinavo per ascoltarlo e dire una parola di incoraggiamento. Ora sta meglio, ha ritrovato la serenità e più volte mi ringrazia per avergli detto quelle poche semplici parole e per averlo fatto con gentilezza. E’ il termine che ha usato!

Nei giorni intorno al Natale diceva agli altri venditori suoi vicini che in quei giorni i cristiani celebrano la nascita del “profeta” Gesù, e che dovevano farmi gli auguri come noi facciamo gli auguri per le loro feste.

Così pure la costruzione di un rapporto cordiale con un’infermiera musulmana che lavora al Foyer degli anziani dove vado per l’animazione di un gruppetto di cristiani. La nostra amicizia l’ha aiutata ad essere attenta anche alle necessità spirituali dell’anziana signora cristiana, discendente di italiani, che aveva in cura, a cui voleva bene come se fosse sua madre e che rispettava nella sua diversità di fede. Più volte l’infermiera musulmana mi ha chiamata per dirmi di andare a dire una preghiera insieme a Maria che non stava bene e quando è morta ha pensato lei a metterle il Rosario tra le mani come segno della sua fede cristiana e ad attendermi al Foyer per mostrarmelo con fierezza.

sr. Rosangela Ratti, Tunisia

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