Fare memoria della chiamata di Dio con gratitudine

Camminare umilmente insieme a Lui che mi conduce

Rispondere alla sua chiamata per andare dappertutto, in qualsiasi momento

Servire il Suo popolo con gioia e con amore

Sono sr. Ursula Pinto, sono Indiana e sono nata a Shirva, una piccola città dello Stato del Karnataka. La mia prima esperienza fuori dal mio Paese è stata nel 1960, per entrare nella Congregazione delle Suore Missionarie dell’Immacolata in Andhra Pradesh. Questa è stata la prima opportunità per me di incontrare gente nuova, di cultura e lingua differenti. E’ stata una gioia conoscere il popolo dell’Andhra Pradesh, che ho scoperto come persone semplici, amichevoli e speciali. Ho apprezzato molto la loro lingua e la loro cultura.

Madre Clara Bellotti e sr. Rosa Beretta, che erano venute nella mia parrocchia e nella mia scuola per l’animazione vocazionale, avevano spiegato bene e in modo semplice le tre caratteristiche della nostra chiamata per la missione.

1. Annunciamo Gesù a tutte le genti,

2. Dobbiamo essere pronte ad andare in qualsiasi posto e in qualsiasi momento con mente aperta,

3. Collaboriamo nell’espansione del Regno di Dio.

Sento come questo sia fondamentale per la vocazione missionaria e chieda amore per la missione, disponibilità, spirito di sacrificio e adattamento, una mente aperta per accettare e apprezzare le diversità di una vita inter-culturale e l’apertura al dialogo.

La seconda esperienza è stata quella di uscire dall’India nel 1962, come novizia al secondo anno, verso gli Stati Uniti (1962 – 1966), per prendere parte al ‘Programma di Formazione per le Religiose’, che ebbe inizio con la ‘Conferenza per la Formazione delle Religiose’ negli Stati Uniti d’America negli anni ’60, per promuovere lo sviluppo e la crescita spirituale, intellettuale, sociale e professionale delle Religiose, fornendo loro una piattaforma di educazione per loro, a livello più avanzato. Questa iniziativa ha portato un contributo eccezionale alla Chiesa Universale, dato che la Conferenza per la Formazione delle Religiose ha reso possibile a sorelle provenienti dall’Africa, dall’India e dal Sud America di essere accettare negli juniorati e nei collegi per donne Cattoliche gestiti da loro in tutti gli Stati Uniti. Qui mi sono trovata immersa in una cultura molto differente, ma ben presto ho potuto sentire le attitudini di vicinanza, accoglienza, apprezzamento e generosità nelle Sorelle di Loreto, che hanno accolto me e sr. Vincent Koonananickal nella loro casa per studenti e ci hanno iscritto al Webster College, condotto da loro. Ho trovato molto aiuto nella Responsabile delle Suore Giovani e delle compagne per inserirmi nel nuovo ambiente. E’ stata davvero un’ esperienza incoraggiante di uguaglianza e solidarietà.

Arrivare in Italia, nella nostra casa madre di Milano, nel 1967, è stata la mia seconda esperienza al di fuori dell’India ed è stato indimenticabile e prezioso per la possibilità di conoscere Madre Dones, Madre Igilda, Mons. Balconi, le nostre sorelle MdI dei primi gruppi e il PIME. Ho avuto l’opportunità di fare animazione vocazionale con sr. Grazia Villa, di lavorare nella stampa del PIME e nella sezione di distribuzione delle riviste insieme alle nostre sorelle e, per un breve periodo, di tenere compagnia a Mons. Balconi insieme a sr. Albina. Il mio percorso di inserimento mi ha fatto apprezzare l’internazionalità della nostra famiglia missionaria, è stata un’esperienza che mi ha fatto sentire a casa. C’era amore, cura, comprensione, come in una famiglia. Un’esperienza di reale accoglienza. Richiamare alla mente questo tempo mi conduce al dialogo con le persone, specialmente con i protagonisti della nostra fondazione.

Ho avuto molte opportunità di tornare in Italia: come studente dal 1976 al 1979; per essere a servizio dell’Istituto dal 1988 al 2000; poi dal 2010 fino ad oggi per essere a servizio della Direzione Generale a Roma.

Gli anni di servizio in Italia sono stati ricchi di esperienza che mi hanno aiutato nell’approfondire la mia conoscenza, la mia ammirazione e il mio amore per la Congregazione. Un’esperienza è il lavorare in squadra, l’ultima è lavorare nel gruppo per la Revisione delle nostre Costituzioni. Lavorare insieme per arrivare all’obiettivo prefissato: mettere per iscritto la nostra vita MdI, prendendo in considerazione i cambiamenti e le richieste di oggi da parte del mondo e della Chiesa. Com’è bello vivere come sorelle! Il mio augurio per ciascuna di noi, sia anziane che giovani, è che possiamo ritrovarci nella vita scritta nelle nostre Costituzioni e che possiamo restare aperte ad un viaggio di conversione al fine di essere significative oggi nei contesti nei quali viviamo.

I periodi passati nel mio paese così come quelli passati ‘altrove’, non sono stati sempre facili, ma sempre ho dovuto affrontare delle sfide. Di una di queste in particolare vorrei parlare qui, richiamandomi al periodo verso la fine del Concilio Vaticano II. Ero negli Stati Uniti e c’era molta confusione riguardo la Vita Consacrata. Ho visto molte suore giovani con cui studiavo lasciare il convento. Questa esperienza in particolare è stata molto dura per me, ma al tempo stesso mi ha fatto pensare a cosa fosse fondamentale nel mio stile di vita come missionaria:

  • ascoltare la voce del Signore che mi dice ‘Io ti ho scelto e tu sei mia’,
  • contemplare il suo sguardo su di me con fede profonda e amore per la missione,
  • essere pronta ad andare ovunque e in qualsiasi momento, per vivere la dimensione dell’essere mandata, che richiede semplicità, umiltà e servizio,
  • dialogare con le fondatrici.

Guardando indietro alla mia infanzia e adolescenza, sento che il contatto con le famiglie di altre religioni che erano vicine a noi, il mescolarsi con studenti di diversi gruppi etnici, ascoltare i missionari che lavorano nel Nord dell’India, mi hanno aiutato a sviluppare un’attitudine di apertura, accoglienza e apprezzamento per le diversità. Più avanti nella vita, ho capito come queste cose siano essenziali per l’armonia e la pace in ogni comunità umana.

Posso dire che l’inserimento in una nuova cultura diventa facile solo nel momento in cui comprendiamo che siamo mandati, non per dominare, ma per servire come ospiti e come religiose in una cultura differente. Non siamo sole in questo viaggio, Gesù cammina con noi e ci chiede di collaborare per creare una nuova cultura in cui tutti possano sentirsi benvenuti, in cui possano sentirsi a casa.

Mi piace ripetere la frase che p. Paolo Manna ha detto a Madre Dones:

Il Signore è tutto; è Lui che conduce tutto e nessuno può opporsi ai suoi piani.

Questa dovrebbe essere la nostra più grande preoccupazione: vivere nella maniera che è più accetta a Dio.

Sr. Ursula Pinto, Rome

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