La presenza delle suore comboniane in Giordania e il loro servizio presso l’Ospedale Italiano di Karak risalgono al 1939. Qualcosa è rimasto immutato: l’amore alla vita, l’accoglienza degli esclusi e degli abbandonati, la ricerca della giustizia e dell’equità… ma molto è cambiato: ce ne parla sr. Adele che là vive da più di 30 anni.

UNA PRESENZA CRISTIANA NELLE TERRE DI MOAB
Karak è un’antichissima città situata sulla sommità delle montagne che affiancano la strada dei Re: un’antichissima biblica via di passaggio che termina nella Valle di Moab. E’ citata nella Bibbia come Qir Moab e durante l’era del ferro è stata una delle città Moabite più importanti per il passaggio e il commercio.

E’ la terra di Rut e di Noemi: la loro vita è un messaggio biblico di integrazione culturale, apertura e cura della vita. La città di Karak dista 140 Km da Amman. E’ situata nel Sud del paese, al limite del deserto che si estende fino ai confini con l’Arabia Saudita.

Karak è la Provincia più povera della Giordania, con una popolazione di 250.000 abitanti, esclusi gli immigranti o rifugiati Egiziani, Sri Lankesi, Pakistani, Kurdi, Palestinesi, Iracheni e ultimamente anche Libici e Siriani. La zona è prevalentemente desertica. La maggioranza della popolazione vive di agricoltura, pur lamentando carenza di pioggia e, di conseguenza, d’acqua. La provincia di Karak ha la più alta percentuale di disoccupazione del paese e nello stesso tempo la più alta percentuale di nascite.

I cristiani sono una minoranza, il 3% della popolazione (Greci-Ortodossi, Latini, Melkiti e Protestanti); tuttavia, nonostante l’aumento del fondamentalismo, si può dire che vige una serena convivenza tra le due religioni. Come in tutto il Medio Oriente, il numero del cristiani giordani sta diminuendo, dovuto all’attuale situazione politica. La Giordania è un paese circondato da conflitti. Gli ultimi eventi in Egitto, Libano, Siria, Palestina influenzano non poco anche questa parte del Medio Oriente creando insicurezza e interrogativi sul futuro.

Che significato ha un ospedale missionario in Medio oriente?

L’ ITALIAN HOSPITAL DI KARAK (IHK) – Istituzione non profit, è stato fondato nel 1935 dall’ANSMI (Associazione Italiana per Soccorso dei Missionari). Lo scopo della nostra presenza di suore comboniane qui, è quello di essere un segno di testimonianza evangelica e ponte di dialogo interreligioso nel mondo musulmano attraverso il nostro specifico ministero di cura e guarigione, dando particolare attenzione ai poveri e abbandonati secondo il nostro specifico carisma.

Nel Sud della Giordania non ci sono altre istituzioni cristiane a scopo sanitario

L’ospedale è stato il primo e unico presente in quest’area per molti decenni. La popolazione e le autorità locali hanno mostrato apprezzamento per la cura e l’attenzione data alla gente. Soprattutto la Chiesa locale ha espresso con forza il desiderio che questa nostra presenza permanga, a sostegno anche della piccola comunità cristiana qui presente.

L’Ospedale ha 50 posti letto. C’è un reparto di medicina e di chirurgia generale sia maschile che femminile e un reparto maternità. Vi sono inoltri i servizi necessari come pronto soccorso, laboratorio, radiologia, camere operatorie, sale parto, e un’unità pediatrica con 5 incubatrici. Nel 2014 abbiamo aperto diverse cliniche specialistiche per facilitare la popolazione meno abbiente che altrimenti dovrebbe andare ad Amman. Nel 2018 abbiamo atteso circa 30.000 persone. Con noi collaborano nei diversi servizi a tutti i livelli circa 80 persone, tra personale infermieristico, tecnico – amministrativo e di servizio. La maggior parte di loro è di religione musulmana: solo il 15% è cristiano – data anche l’esiguità di questa presenza nella zona.

La nostra missione oggi

Attraverso la nostra silenziosa e quotidiana presenza di suore missionarie presso l’ospedale, ci sentiamo chiamate a:

·         Condividere ed annunciare la buona novella dell’amore universale di Dio in Gesù Cristo in particolare ai più poveri ed oppressi.

·         Essere ponte fra le genti, fra i popoli, le culture e le religioni; tra gli esclusi e coloro che escludono. Con le nostre scelte concrete esprimiamo l’urgenza di cambiare mentalità e linguaggio che risultino escludenti.

·         Promuovere il dialogo interreligioso a partire dal terreno comune dell’impegno sociale a favore dei più disagiati, coinvolgendo tutto il nostro personale.

L’Ospedale è frequentato dalla minoranza cristiana presente nell’area, dalla popolazione musulmana della zona, particolarmente i Bedouini e i Gorani, e da immigranti e rifugiati provenienti dalle regioni confinanti e dall’Asia: Siriani, Iracheni, Egiziani, Cingalesi, Pakistani.

Un’attenzione particolare che l’ospedale continua a dare è la cura dei poveri, in specifico:

Assistenza ai poveri giordani che non hanno assicurazione medica, immigrati, privi di assistenza sanitaria e soprattutto rifugiati siriani.

In passato l’ospedale ha aperto le sue porte ai rifugiati iracheni, in questi ultimi anni ha accolto invece i rifugiati siriani. Dalle statistiche ufficiali si sa che i profughi in Giordania hanno ormai superato il milione, e il Regno Hashemita è davvero giunto ai limiti della sua capacità di accoglienza. Il Governo non riesce più sostenere i costi di cure gratuite per loro. E’ per questo che ogni giorno vengono rifugiati a bussare alla nostra porta qui a Karak. Sono principalmente donne e bambini che si rivolgono a noi missionarie per cure molte volte di emergenza (maternità, malattie pediatriche ecc.).

Ne è nato un programma assistenziale di accoglienza in collaborazione con la Caritas locale e con l’UHNRC, ma non solo: ci affidiamo alla Provvidenza, che si è fatta vicina attraverso altre associazioni cattoliche o benefattori privati che ci hanno permesso di continuare la nostra missione in tutti questi anni.

Nel solo 2018 abbiamo assistito più di 2600 rifugiati…

Collaborazione con l’Ospedale Pediatrico Bambin Gesù di Roma
Nel novembre del 2013 è iniziata anche una collaborazione in campo Neuro-riabilitativo con l’Ospedale Pediatrico Bambin Gesù di Roma. Destinatari i bambini con sofferenze neurologiche.

Il nostro ospedale ha messo a disposizione e predisposto i locali, il personale e la supervisione. L’OPBG ha offerto le attrezzature e la competenza di medici specialisti nel campo neurologico per la valutazione di pazienti e di fisioterapisti. Ai fisioterapisti è stato affidato inoltre il compito della formazione del nostro personale. L’equipe scelta si è dimostrata altamente qualificata e motivata. Nell’evolversi del processo e dopo le prime missioni si è individuato un ulteriore filone specifico inerente alla neuropsichiatria, con un’attenzione particolare ai casi di autismo e di parental training. In questi anni sono state realizzate ben 23 missioni: la prima iniziata nel Novembre 2013 e l’ultima lo scorso marzo 2019. Durata di ogni missione 7-10 giorni; l’equipe Medici Specialisti Neurologi e Neuropsichiatra OPBG ha visitato in tutto 1.323 bambini mentre ci sono 45 piccoli pazienti in riabilitazione.

In questo ultimo anno la Giordania sta affrontando una grave crisi economica che si ripercuote anche sui nostri servizi. Stiamo vivendo con il nostro popolo una situazione incerta e fragile. L’Ospedale è infatti non profit e non sempre riusciamo a mantenere fede alla visione e all’ispirazione fondamentale, tra il mantenere lo standard e il rispondere alle varie necessità che ci sfidano nella quotidianità. Malgrado la nostra povertà e la precarietà della situazione abbiamo la certezza che Dio ci accompagna, anzi, ci precede. La speranza non viene meno e ci aiuta a continuare il cammino in fedeltà alla missione che ci è affidata, perché attraverso il dialogo di vita di ogni giorno possiamo comunicare a tutti la compassione di Dio che si china sui piccoli e sugli esclusi.

sr. Adele Brambilla, suora comboniana

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