Il 28 dicembre 2023 suor Elsa ha celebrato 50 anni di vita religiosa come missionaria dell’Immacolata. «Di solito non mi piace festeggiare – racconta – ma credo che in questo caso sia necessario ringraziare il Signore per tutto quello che mi ha concesso».
Originaria dello Stato del Kerala, 70 anni, oggi suor Elsa Manjakunnel vive a Calcutta (ufficialmente rinominata Kolkata), dove è responsabile della comunità in cui sono presenti altre quattro consorelle. «Questa città ha un suo spirito particolare. Persone di tutte le religioni convivono insieme e hanno sviluppato un loro senso di solidarietà. In qualche modo tutti sentono la responsabilità di doversi prendere cura dei poveri», racconta la missionaria, che prima di approdare nella “Città della gioia” ha vissuto in diverse altre parti dell’India e dello Stato del Bengala occidentale in particolare.
La posizione della metropoli contribuisce a renderla unica rispetto al resto del Paese. In India, infatti, si cita spesso la differenza tra il Nord – più povero, arretrato e in cui si parla in prevalenza hindi – rispetto al Sud – avanzato, progressista e dove ogni Stato ha mantenuto la propria lingua locale, al punto che a volte risulta difficile intendersi anche tra indiani. Il Bengala occidentale fa ufficialmente parte del Nord del Paese, ma Calcutta è da sempre un centro liberale, aperto ad accogliere chiunque e che ha dato i natali a diverse personalità importanti: tra questi, il poeta Rabindranath Tagore, primo premio Nobel asiatico per la letteratura nel 1913; Satyandronath Bose, il fisico che ha dato il nome alle particelle subatomiche chiamate appunto bosoni; e Swami Vivekannada, filosofo indiano che ha dedicato parte della sua ricerca al dialogo interreligioso, solo per citarne alcuni.

Ci sono voluti parecchi anni, però, prima che le missionarie potessero avere una loro casa in città. «All’inizio eravamo solo una delegazione – racconta suor Elsa -. Io e altre due consorelle eravamo ospiti dell’arcivescovo, che ci aveva chiamate per lavorare come infermiere in un centro diagnostico nella chiesa del Sacro Cuore». Era il 1999 e fino al 2002 la religiosa ha vissuto al primo piano della cattedrale, prendendosi cura dei malati. In seguito, però, le missionarie hanno avuto la necessità di un luogo che fosse solo per loro. La casa attuale, chiamata Nirmala Convent, è stata inaugurata l’11 marzo 2007. «Oggi ospitiamo le consorelle che viaggiano e i giovani che come volontari si recano dalle missionarie della Carità di madre Teresa, la loro casa madre dista solo una ventina di minuti a piedi da qui – spiega ancora la suora -. Ogni martedì dalle 17 in poi al piano terra gestiamo una clinica gratuita. I medici sono tutti volontari mentre noi procuriamo i medicinali. Prima della pandemia lavoravamo molto, adesso sono sorte tante cliniche private nei dintorni che fanno una certa “concorrenza”».
A Calcutta arrivano ogni giorno frotte di volontari che desiderano fare un’esperienza presso le strutture gestite dalle missionarie della Carità, la congregazione fondata da madre Teresa che ancora oggi si prende cura dei poveri e degli ammalati. Non è strano, però, vedere anche i residenti di Calcutta comprare qualcosa da mangiare per coloro che abitano in strada. Non è raro, inoltre, avere notizia di persone facoltose che decidono di fare grosse donazioni, o venire a sapere che qualche medico ha deciso di regalare centinaia di interventi chirurgici a coloro che non possono permettersi le cure sanitarie. Il contrasto – così caratteristico dell’India – tra l’estrema ricchezza e la povertà più profonda non sembra turbare gli abitanti che, al contrario, hanno imparato a conviverci, in parte, forse, proprio grazie all’esempio di madre Teresa. Risiedere a Calcutta è un po’ quindi come fare parte di una grande famiglia. Anche il capo del governo del Bengala, Mamata Banerjee, viene chiamata “didi”, un termine che significa “sorella maggiore” e che viene comunemente utilizzato per riferirsi a una donna più grande d’età, ma non ancora anziana. Uscita dal Partito del Congresso nel 1997, ha poi fondato il partito All India Trinamool Congress. Di recente è stata indicata come possibile sfidante del primo ministro Narendra Modi alle prossime elezioni nazionali, che si terranno in primavera.
Per diversi anni suor Elsa, che da giovane voleva anch’essa far parte delle missionarie della Carità, ha continuato ad andare anche al centro diagnostico dell’arcidiocesi, che si trova in quello che una volta era il quartiere portoghese della città. Fino a che non ha scoperto un tumore al seno e si è dovuta fermare. Superata la malattia oggi quasi si infastidisce quando le si chiede della sua salute: «È successo, faccio i controlli che devo fare, qualunque cosa succederà in futuro la affronterò». Con serenità e senza farsi mai abbattere. In realtà, ammette suor Elsa, forse il segreto della sua guarigione sono le consorelle: «Credo sia grazie a queste giovani donne se sto meglio, in effetti, sono di grande aiuto», commenta riferendosi alle altre missionarie che vivono nella casa di Calcutta. Suor Margareta, originaria del Jharkhand, dal 2016 ha preso il posto di suor Elsa come infermiera al centro diagnostico della chiesa del Sacro Cuore. Mentre suor Lidia, suor Phouoibi e suor Chris vengono dallo Stato nord-orientale del Manipur, a maggioranza cristiana, e si trovano a Calcutta da circa un anno.

In questi 50 anni di vita religiosa suor Elsa ha visitato varie realtà. Proveniente da una famiglia di otto sorelle e tre fratelli («Uno in meno degli apostoli», dice ridendo), già a 16 anni sapeva che sarebbe diventata suora, ma non voleva restare in Kerala, sentiva che la sua vocazione era missionaria. Inizialmente sperava di unirsi alle missionarie della Carità, ma era il 1970 quando sarebbe dovuta partire per il Bengala occidentale, e in quel periodo cominciavano le tensioni che avrebbero poi portato alla guerra tra India e Pakistan e alla creazione dello Stato del Bangladesh l’anno successivo. Per cui suor Elsa ha ripiegato su Vijiyawada, nello Stato dell’Andhra Pradesh, dove è entrata a far parte delle missionarie dell’Immacolata (che in India vengono chiamate “Nirmala sisters”) e ha ricevuto la formazione da infermiera. Da lì è stata poi inviata nel vicino Tamil Nadu per due anni, e poi al Nord a partire dal 1984, in due diverse comunità. Dal 1994 al 1998 ha vissuto a Roma, dove ha conseguito un dottorato in teologia. Rientrata in India ha passato un anno all’ostello per lebbrosi di Mehendipara, una struttura ancora oggi gestita dalle missionarie dell’Immacolata. Dal 1999 al 2002 ha lavorato al centro diagnostico dell’arcidiocesi di Calcutta, poi è stata delegata superiore a Siliguri, una città nel Nord, elevata a provincia nel 2005. Qui le missionarie hanno ora una casa provinciale e gestiscono anche una scuola femminile privata. Nel 2010 suor Elsa è stata poi inviata a Kalchini, una località rurale del Bengala occidentale. In questa zona, vicino al distretto dj Darjeeling, le consorelle oggi hanno in gestione una missione tra i coltivatori di tè. Dopo tre anni a Kalchini suor Elsa è stata infine rimandata a Calcutta e chissà cosa la aspetterà nel 2024. «Potrei essere spostata da qualche altra parte perché a noi missionarie vengono assegnate le missioni ogni tre anni». Qualunque cosa la aspetti, però, è pronta ad accoglierla con gioia, come le ha insegnato Calcutta. «Da giovane volevo venire qui come missionaria della Carità – commenta ripensando alla sua vita consacrata – e poi senza aspettarmelo ci sono finita lo stesso». Probabilmente era il piano di Dio fin dall’inizio, solo con delle tempistiche un po’ diverse.

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