sr. Marivone, Donne che ricuciono storie – n. 1/2018

Signore la tua forza non sta nel numero,
né su un esercito si regge il tuo regno: tu sei invece il Dio degli umili,
sei il soccorritore dei derelitti, il rifugio dei deboli, il protettore degli sfiduciati,
il salvatore dei disperati. (Dal libro di Giuditta 9,11).

Il progetto “Donne che ricuciono storie” è il frutto finale del periodo di formazione che è stato il mio Noviziato tra le Missionarie dell’Immacolata, in Brasile. Nasce da un momento di preghiera personale, ma anche da uno sguardo sulla realtà di periferia dove viviamo nel quartiere Vila Missionaria, nella zona sud di San Paolo.

Davanti a una realtà forte di migrazione dal nord-est brasiliano ho colto il grido e l’opportunità di riscattare la storia della parte più debole della sociètà, quella delle donne, che in modo diretto o indiretto hanno dato vita a questo quartiere. La domanda che mi ponevo era: “Queste donne sono coscienti di aver contribuito, con il proprio sudore, alla costruzione del quartiere Vila Missionaria, che è inserito in una delle più grandi città del mondo?”

Così ho cominciato a immaginare come avrebbe potuto strutturarsi il progetto, il cui obiettivo era principalmente quello di facilitare l’incontro fra loro, accrescere la loro cultura e il loro sapere, riflettere e condividere insieme a partire dalle loro testimonianze, racconti di donne che hanno lasciato la propria terra per cercare a San Paolo una vita migliore. Il tutto avrebbe dovuto svolgersi all’interno di un orizzonte biblico che potesse rileggere le storie delle madri di oggi alla luce delle vicende delle “matriarche “ della nostra fede. La luce biblica da cui prendeva avvio il progetto era data dalla “forza dei deboli” nel libro di Giuditta, da cui prende ispirazione questa espressione contenuta nelle Costituzioni delle Missionarie dell’Immacolata: “… privilegiamo le classi più povere e escluse con una attenzione particolare alla formazione della donna, perchè attraverso un’educazione adeguata possa assumere il suo ruolo nella società e nella Chiesa”. D63

Il libro di Giuditta non soltanto faceva da sfondo al progetto ma faceva risaltare anche il protagonismo femminile. Ricordiamo che in questo libro dell’Antico Testamento il popolo di Israele si trova ad essere salvato attraverso la lotta e la resistenza di una donna di fede, Giuditta, che nella sua fragilità affronta l’oppressore con le armi in mano e la fiducia nel Signore. Ogni donna, è stata invitata ad identificarsi con una delle donne della Bibbia, alla quale sentiva di poter raccontare la sua storia; ne sono nate delle vere e proprie biografie, tutte cucite in uno stesso contesto: il quartiere Vila Missionaria.

Giuditta è divenuta l’immagine di tante donne guerriere che lottano per la propria sopravvivenza, investendo tutto quello che hanno anche a costo della vita, pur di trovare un bene più grande e un futuro migliore per i propri figli, il marito e i loro familiari. Tuttavia, queste donne, che vivono dietro le quinte tessendo storie a volte difficili, che hanno imparato a raccogliere i ritagli del vivere quotidiano, non sono certo valorizzate e non hanno nessuno che faccia risuonare in alto la loro voce. Sappiamo però che è proprio nei retroscena delle periferie che ogni donna ama, genera, sostiene e contribuisce allo sviluppo della società.

Per la gioia di tutti il progetto è andato oltre le nostre stesse aspettative: infatti non è stato soltanto una sorta di terapia spirituale per ogni donna che abbiamo incontrato, ma è divenuto un modo per far prendere coscienza del prioprio valore e della propria dignità, risvegliando il meglio che c’è in ciascuna.

Gratitudine e gioia sono i sentimenti che sorgono nel mio cuore: gratitudine verso Dio che sempre ci precede accendendo quella luce che può generare vita nuova e ci fa capaci di realizzare i nostri sogni. Gratitudine verso ogni donna e verso tutti coloro che si sono uniti a noi affinchè la pubblicazione in un libro del progetto  “Donne che ricuciono storie ” diventasse realtà.

Gioia per essere stata testimone di tanti racconti vissuti da donne semplici e umili. Gioia per aver avuto l’onore di conoscere e di vivere assieme alla “nostra Zia Maria”, una delle partecipanti dell’iniziativa, che è venuta a mancare proprio all’indomani della sua chiusura. Gioia per portare in me ciascuna di queste donne che mi hanno resa partecipe della loro storia.

sr. Marivone Miranda

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