Desidero tanto che, in questo tempo che ci è dato di vivere, riconoscendo la dignità di ogni persona umana, possiamo far rinascere tra tutti un’aspirazione mondiale alla fraternità.

Tra tutti: «Ecco un bellissimo segreto per sognare e rendere la nostra vita una bella avventura. Nessuno può affrontare la vita in modo isolato […]. C’è bisogno di una comunità che ci sostenga, che ci aiuti e nella quale ci aiutiamo a vicenda a guardare avanti. Com’è importante sognare insieme! […] Da soli si rischia di avere dei miraggi, per cui vedi quello che non c’è; i sogni si costruiscono insieme».[6] Sogniamo come un’unica umanità, come viandanti fatti della stessa carne umana, come figli di questa stessa terra che ospita tutti noi, ciascuno con la ricchezza della sua fede o delle sue convinzioni, ciascuno con la propria voce, tutti fratelli! (FT 8)

L’enciclica ci presenta le sfide e le vie per la realizzazione di un sogno che tutti portiamo nel cuore indipendentemente dalla nazione da cui proveniamo o dalla religione che professiamo.

“Nessuno si salva da solo, c’è bisogno di una comunità che si sostenga”. Queste parole, che tutti sentiamo vere, sono minacciate da molte insidie e tendenze che troviamo elencate nel primo capitolo dell’Enciclica quasi come una fotografia che ci dona una consapevolezza davanti alla quale non possiamo nasconderci. Sono tendenze che esigono un profetismo, esigono gesti che provino che un mondo diverso è possibile.

Sembra sia in atto un processo di disgregazione, siamo sempre più frammentati e piano piano ci allontaniamo gli uni dagli altri.

La storia sta dando segni di un ritorno all’indietro” (FT 11). Nel mondo intero si accentuano nazionalismi e nuove forme di egoismo che agli occhi di un credente sono inaccettabili. Questo ci fa capire che possiamo tornare indietro, che dobbiamo riscoprire il valore del bene comune che sovrasta gli interessi personali e di parte.  Il continuo richiamo di prenderci cura della casa comune, iniziato con la Laudato Si e approfondito in questo documento, risuona come un invito a guardarci gli uni gli altri come parte di un tutto, l’umanità, in profonda sintonia con la natura che ci circonda. Valori come solidarietà, giustizia, amore reciproco hanno fatto capolino in questo tempo di pandemia e ci hanno rivelato che siamo ancora capaci di gesti gratuiti e di attenzione ai più deboli. Sappiamo di poter superare l’indifferenza che esclude e marginalizza… ma la fraternità esige molto più che atti sporadici e puntuali. È fatta di perseveranza e continuità perché è un costante andare al di là del mio per arrivare al nostro.

“La società sempre più globalizzata ci rende vicini ma non ci rende fratelli. Siamo più soli che mai in questo mondo massificato che privilegia gli interessi individuali e indebolisce la dimensione comunitaria dell’esistenza” (LT 12) Si sono accorciate le distanze ma è diminuita l’intensità delle relazioni, il rispetto per le identità delle regioni del mondo più deboli e povere. L’economia globalizzata impone un’unica cultura.

C’è il pericolo di perdere il senso della storia (LT 13) e sembra che tutto cominci ora, senza un passato che ci ha insegnato molto ed è trasmesso dagli anziani, non più riconosciuti dalla società come i portatori di una ricchezza spirituale e umana tramandata attraverso le generazioni. La cultura dello scarto (LT 18-21) tende a sviluppare meccanismi che favoriscono l’esclusione delle categorie più deboli ed esaltano il “mio” rinnegando il valore della vita dell’altro e sacrificando l’equità ed i diritti di ciascuno. Ma la fraternità contiene in se il seme dell’inclusione, dell’ascolto ed accoglienza delle fragilità dell’altro. La relazione tra fratelli implica la difesa del più debole ed il desiderio che all’altro sia riconosciuto il suo spazio e la sua identità, radicata in un passato che sostiene il presente ed apre al futuro. Un fratello si difende e con un fratello si condivide.

Questo primo capitolo tetro, che evidenzia innumerevoli ombre che oscurano l’umanità e mette in risalto i limiti di una società che si crede evoluta ma che sembra aver perduto la sua essenza più profonda, si chiude però con una parola: “speranza”.

“Siamo stati capaci di riconoscere che le nostre vite sono intrecciate e sostenute da persone ordinarie, che hanno scritto gli avvenimenti decisivi della nostra storia condivisa…. che hanno capito che nessuno si salva da solo” (FT 54).

La speranza è audace, sa guardare oltre… per aprirsi a grandi ideali che rendono la vita più bella e dignitosa. Camminiamo nella speranza! (FT 55)

Siamo stati capaci di riconoscere nel mondo di oggi i semi di speranza, i grandi ideali che ci abitano il cuore nonostante le circostanze avverse. Abbiamo capito che ci salviamo solo insieme, caricando i pesi gli uni degli altri, come comunità che insieme cammina e si sforza per ricercare il bene comune nascosto nella quotidianità della vita a beneficio di tutti perché abbiamo scoperto di essere “tutti fratelli”!

Animate da questo desiderio di essere sorelle universali abbiamo deciso di condividere periodicamente con voi le nostre esperienze e riflessioni su questo tema. Sarà un modo concreto di sentirci in cammino con papa Francesco nella realizzazione del suo sogno di fraternità universale.

Sr. Rosanna Marchetti, comunità Direzione Generale.

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