Chiedere ad una missionaria “di vecchia data” come me di guardarsi indietro è sempre una gioia, perché posso dire davvero con tutto il cuore che nulla sarei stata nella mia vita, se non missionaria. Sono sr Lucia Pala, originaria della Sardegna, missionaria dell’immacolata in missione in India da più di 40 anni!

Fin da piccola mi attirava la preghiera per i sacerdoti, per i missionari, perché sapevo che erano coloro che testimoniavano Gesù a tanti che non avevano avuto l’opportunità di conoscerlo. Le parole di Gesù “La messe è molta, ma gli operai sono pochi”, infatti, mi hanno sempre colpito molto, anche se l’elemento che più è stato decisivo per la mia scelta è stato vedere un film dal titolo: ‘Molokai, Padre Damiano, apostolo dei lebbrosi’. È il film che parla di P. Damiano, che spese la sua vita a servizio dei malati di lebbra. Mi ricordo che una volta visto il film piansi tantissimo e tornata a casa, dissi a mia mamma che se Gesù mi avesse chiamato a fare la stessa vita, sarai stata pronta a servire quei malati.

Ho conosciuto poi le Missionarie dell’immacolata per una circostanza fortuita attraverso p. Romolo Campus, Missionario del PIME in India. Dopo una lunga corrispondenza con sr. Grazia Villa, allora responsabile vocazionale, lasciando la mia amata Sardegna e senza il consenso di mio padre, partii per Milano. Alla fine del noviziato la Madre mi chiese cosa mi sarebbe piaciuto fare in missione… ed io non mi ero dimenticata il mio desiderio: le dissi che avrei voluto occuparmi dei malati di lebbra! In seguito, felicissima, feci la scuola d’infermiera con specializzazione in leprologia.

Dopo qualche anno fui destinata per l’India; ricordo che quando Madre Ausilia mi dette la destinazione, dall’immensa gioia la sollevai dalla sua sedia! Nel 1977 lasciai l’Italia per raggiungere la tanto amata e desiderata India.

Ho trascorso i primi anni in Andhra Pradesh, a Bhimavaram, dove imparai, non senza difficoltà, la lingua telegu e poi Hindi per poter comprendere ed entrare maggiormente nella loro sofferenza e nei loro stili di vita.

Proprio in quei primi anni a Bhimavaram mi capitò una povera donna, lebbrosa, che venne per farsi medicare. Quando tolse la fasciatura vidi un groviglio di vermi… Il primo pensiero fu quello di scappare, ma una forza dentro mi fermò e con tanta gioia feci la medicazione. Da allora non ho mai più avuto tale sensazione di distacco e rifiuto, fino ad oggi che conto 43 anni di missione! Di tutto rendo grazie a Gesù che con tanto amore sanava e guariva, e insegna a noi a fare lo stesso.

In seguito fui destinata a Bombay, dove abbiamo un piccolo ospedale per lebbrosi, l’ostello per le ragazze. Un posto che ormai è diventato davvero la mia casa.

Tra le cose più belle della vita missionaria sento sicuramente la gioia di aver realizzato il mio sogno di poter testimoniare Gesù.

Le persone che incontro hanno già il senso di Dio, ma attraverso il mio servizio tra i poveri, sento di poter mostrare qualche tratto della misericordia di Gesù, che non scarta nessuno, in una cultura dove il malato di lebbra è spesso giudicato come un maledetto da Dio…

Pensando a chi deve inserirsi in missione, trovo sia essenziale entrare con cuore aperto, accogliente, spirito di adattamento. Guardando alla mia esperienza posso dire che non sempre è stato facile, ma la chiave è stata dare valore a tutto ciò che si sperimenta, sia in comunità, sia con le persone all’esterno, anche se è diverso dalla propria cultura di provenienza. Fondamentale è poi riportare tutto nella vita di unione con Gesù, senza il quale è difficile tradurre quello che facciamo in vita vera, in testimonianza autentica e libera del Suo Vangelo.

Andate…. io sarò con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo

È questa la Parola che ci scalda il cuore e ci salva, la presenza di quel Gesù che è sempre pronto a mostrarci la strada, a sostenerci, da 1 giorno, fino a 43 anni, fino a tutta la vita!

sr. Lucia Pala, India-Hyderabad

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