missione - Luca

Ogni anno molti giovani decidono di mettersi in gioco con il cammino di Giovani e Missione, un percorso di due anni che prevede una breve esperienza in missione. Più che un viaggio all’estero è un itinerario alla scoperta di sé e di ciò che conta davvero, un’opportunità per lasciarsi interrogare dalle domande belle e importanti che muovono alla ricerca del senso della vita.

Alcuni dei giovani che sono partiti in missione quest’anno hanno voluto condividere con noi quello che ha cambiato il loro sguardo. In questa seconda parte pubblichiamo le condivisioni dei giovani sulle parole Vocazione e Amore.

Sara Giacobbo e Stella Giani – Manaus

Qui a differenza di casa i laici sono molto più attivi nella celebrazione della parola e nelle catechesi. Mancano i consacrati e da questa grande lacuna loro si sentono chiamati a svolgere un servizio gratuito a disposizione dell’altro.

In loro c’è una vera e propria vocazione alla missione e all’animazione liturgica che a volte a casa diamo per scontato, come l’animazione della messa che spesso affidiamo al don, in molte comunità qui si svolge solo due volte l’anno e per il resto sono proprio i laici ad animare da soli ogni domenica.

Missione - Vocazione Stella e Sara

Laura Ripamonti – BANGLADESH

Missione - LauraLa vocazione c’è in ognuno di Noi. La vocazione a essere medico, insegnante, cassiera, barista o contabile, è un’inclinazione naturale ad adottare e seguire un modo o una condizione di vita. Da un punto di vista cristiano la vocazione è un dono e un invito d’amore assolutamente libero da parte di Dio a cambiare in modo radicale la propria vita e a donarla totalmente agli altri.

Io non sapevo esattamente cosa era la vocazione prima di partire, prendere 5 aerei, trovarmi dall’altra parte del mondo con tre ragazze che conoscevo poco, una lingua per me incomprensibile e una cultura completamente diversa dalla mia, che mi ha richiesto tanti cambiamenti per poter vivere bene e in armonia con gli altri. Tutto ciò non mi è costato fatica, né mi ha frenato. Anzi fare propria un’altra cultura, lingua e luogo ti aiuta a cambiare il tuo modo di vedere il mondo, la relazione con l’altro e il tuo modo di vivere.

Ho visto allora cosa può essere VOCAZIONE: sentirsi a casa dall’altra parte del mondo, voler rimanere in quel posto e prendere a cuore i problemi, bisogni e desideri di quella gente, volersi donare tutti per loro, tornare a casa soddisfatti, ma tristi in fondo al cuore e con il desiderio e la consapevolezza che un dì ritornerai lì… Sentire la tua voce mentre racconti della missione che dice: “da noi in Bangladesh si fa così, si usa così” Se questo non è vocazione, allora che cosa è?

In questo mese ho sentito chiaro questo per me e per la mia vita… Ed ora mi sento come un missionario in vacanza al suo paese: stai un po’ di tempo, ma poi ritorni a casa tua e ci rimarrai per sempre!

Luca Marcandalli – Messico

Missione - LucaPrima della missione pensavo che l’amore fosse un mix tra azioni plateali e affettuose e piccoli gesti quotidiani, dopo la missione ho capito che è difficile dare una definizione di AMORE, ma posso dire di averlo provato in Messico. Amore per me è stato: i bambini che la mattina presto arrivavano alla parrocchia per giocare, la gente del popolo che ci accoglieva con del cibo al nostro arrivo, Ximena che mi prende per mano, Irving che mi regala un disegno, Paolina che mi fa una carezza, lo sguardo di Alma, la cura e la premura dei Padri. Questo per me è AMORE dopo la missione, aperto, sconfinato, profondo, inesauribile… difficile da descrivere ma indimenticabile una volta provato.

Valentina De Donato – Cambogia

MissioneQuesta esperienza di missione mi ha fatto riflettere su quanto estremamente visibile sia l’AMORE di Dio, in ogni mia giornata e di quando sia importante farci caso.
Sono consapevole che durante la vita ordinaria Dio stia con me ogni giorno, ma a volte non lo riesco a vedere e quando non me ne accorgo, sento il cuore un po’ meno pieno e la vita meno colorata.
Durante questo mese Dio invece mi ha mostrato tutto l’amore che ha per me, in ogni forma possibile. Ho visto il bene che lui mi vuole in tutte le persone che ho incontrato e in tutti i loro piccoli grandi gesti di amore gratuito, non scontato, e ho amato tutto.

L’accoglienza, la ricchezza e la salda fede dei padri che ci hanno ospitato, sia alla PIME house, sia quelli che si son presi cura di noi in villaggio. Il sostegno delle segretarie dell’ostello in ogni nostra giornata, e la loro pazienza nel tradurre ai bambini i giochi organizzati. La voglia di stare con noi degli adolescenti, nonostante i loro impegni anche scolastici, ma anche la loro gentilezza, il loro prenderci a cuore e trattarci come delle sorelle. Segretarie e adolescenti e padri, più di tutti, ci hanno fatto sentire parte di una grande famiglia e non ci hanno mai fatto mancare nulla, facendo di tutto per farci sentire a casa.
La generosità di tutte le persone che ci hanno accolto nelle loro case e in ogni posto, che ci offrivano da bere, da mangiare e ci riservavano sempre un posto a sedere anche quando a volte non lo avevano quasi per loro, dimostrando il loro rispetto per noi e la loro felicità data solamente per la nostra presenza.

La follia delle suore che appena ne avevano l’occasione ci ripetevano di volerci lì nel centro con loro. L’entusiasmo negli occhi e nei sorrisi dei bambini dei due asili in cui siamo andate, nel vederci arrivare e nello stare con noi in ogni momento. La stima e la fiducia che le maestre hanno avuto in noi e il loro prezioso aiuto nella realizzazione delle proposte. La perseveranza dei bambini e dei ragazzi del villaggio che sceglievano di venire nel pomeriggio a giocare con noi con gioia, piuttosto che stare a casa a fare altro. E ultimo, ma non per importanza, la complicità delle mie compagne, ragazze luminose e dai cuori giganti, con cui ho adorato camminare insieme e vivere questa bella avventura.

Dopo questo mese allora decido di vivere con gli occhi più aperti, per riconoscere l’amore meraviglioso e disarmante che ogni giorno mi circonda e di allargare il cuore per poterlo ricevere tutto.
Forse allora la foto più adatta per provare a trasmettere questo concetto è la foto di noi compagne in aeroporto, prima di tornare in Italia, in lacrime, piene di gratitudine e emozionate per l’amore ineffabile incontrato in Cambogia, terra davvero colorata, in cui abbiamo lasciato un pezzo del nostro cuore.

Sara Giacobbo e Stella Giani – Manaus

“Chi fa un atto di amore e scopre di essere felice facendolo capisce perché vale la pena amare”. Abbiamo incontrato amori nuovi, mai sperimentati come quelli di alcune nonne che fanno da mamme ai bambini.

Quello di una moglie che diventa responsabile di una comunità tossicodipendenti a seguito della disintossicazione del marito. Di una signora che lavora gratuitamente per l’animazione missionaria. Uomini e donne che dedicano la loro vita a Gesù e alla missione, affinché chi gli sta accanto stia bene e si senta amato.

E tutto ciò ci ha stimolate nel confrontarle con le figure di riferimento che noi abbiamo a casa e ci hai aiutato a domandarci in che modo anche noi possiamo essere simili a queste persone.

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