Di giorno è l´appello, gridato apertamente o rivelato da occhi preoccupati, di tanti che per le misure di isolamento sociale e le chiusure di attività si sono visti esaurire le poche e saltuarie entrate.

È il grido di tanti, troppi!, che arrivano al pronto soccorso dell´ospedale diocesano non solo per malori vari, incidenti, infarti, ictus, appendiciti etc., ma con tosse, mal di schiena, mancanza di aria, spossatezza… Di notte è il grido delle ambulanze che squarcia la tranquillità del coprifuoco generale.

Da esattamente 10 mesi e una settimana, anche in Amazzonia, e noi a Parintins, siamo ufficialmente in “stato di emergenza” per l´epidemia COVID 19. E da un mese siamo alle prese con una nuova mutazione del virus (battezzata ‘amazzonense’!) che non sta provocando una terza onda, ma uno ‘tsunami’. Se dopo il picco di giugno con 40 pazienti covid ricoverati al giorno, quello di 62 ricoverati di settembre era sembrato alto, in questi giorni si continua a battere ogni record e si è a 154, con 6 morti in solo un giorno!

Per una cittadina di 120 mila abitanti sul Rio delle Amazzonia sono numeri impressionati! Quella che è stata identificata ufficialmente come una nuova mutazione del virus si sta diffondendo con una maggiore tassa di contagio, colpendo moltissime persone, e lo fa in forma molto più grave, anche tra gente giovane, fisicamente in forma.

Sovraccaricati i Pronto Soccorso, molti rimandati a casa, finiti i posti letto negli ospedali, mancanza di ossigeno, di medici e personale sanitario, di medicine, attrezzature e materiale… Il sistema sanitario è collassato in tutta la regione! A cominciare dalla capitale Manaus, che riunisce più di 2 milioni di abitanti, quasi la metà di una regione estesa su migliaia di km2 di fiumi e foreste. Manaus che concentra gli unici posti di terapia intensiva dei 62 municipi dello Stato, dove i pazienti devono essere trasportati di aereo-ambulanza! Sono intervenuti i giudici per garantire un letto ai malati delle cittadine dell´interno, che sono ora smistati su tutto il Brasile (è come se un malato di Catania trovasse un letto di ospedale a Parigi o Bucarest!), è stata azionata l´Aviazione dell´Esercito brasiliano per trasportare malati e rifornimenti. Anche la società civile si è mossa per aiutare i malati e le loro famiglie, gli ospedali, i poveri…

Parintins, secondo comune più popoloso dello stato dell´Amazonas dopo Manaus (e in più riferimento dei municipi vicini per i casi più gravi, un bacino di circa 350mila persone per una regione grande come mezza Italia) è l´unico Municipio della regione con due ospedali: quello pubblico con 90 letti e quello diocesano di 75 letti clinici più 10 incubatrici per neonati, totalmente gratuito, operante dal 1976 con dedica al padre del Pime Ferruccio Colombo. D´accordo col Comune, la Diocesi aveva riorganizzato il “Padre Colombo” per attendere i casi di Emergenza e ricoveri, parti e operazioni chirurgiche… e riservare l´Ospedale pubblico solo per i casi Covid. L´Ospedale Padre Colombo era sotto pressione per l´aumento di lavoro e la paura dell´inizio dell´epidemia, con molti funzionari ammalati. È stato ulteriormente sovraccaricato a maggio, quando si è reso necessario separare una ala per bambini / neonati, gravide positive al Covid, per i malati positivi che avevano bisogno di chirurgie… Ma ce la facevamo, dopo ogni picco pensando che il peggio era passato.

A metà gennaio, invece, la situazione sanitaria in città è totalmente collassata per la drammatica mancanza di posti letti nell´ospedale pubblico (aumentati intanto a 120!) e di ossigeno. Telefonate urgenti di richiesta di aiuto perché avevano ossigeno solo per poche ore e più di cento pazienti bisognosi di ossigeno… Condividere un po´di ossigeno dalla nostra cisterna non era più sufficiente (sarebbe mancato ai due ospedali). Ma non si è pensato due volte ad aiutare per non lasciare la gente morire soffocata per mancanza d´aria (situazioni terribili e disperazione dei famigliari!). Così, mentre il sindaco si dava da fare per far venire urgentemente da fuori cilindri di ossigeno, da noi una corsa contro il tempo per aprire un nuovo reparto in quella che era la sala giochi, che era diventata deposito in maggio quando la pediatria era stata trasformata in reparto maternità covid!), liberare letti legati alla rete di distribuzione dell´ossigeno, spostare pazienti positivi ma che non han bisogno di ossigeno, e accogliere 15 nuovi pazienti dall´ospedale pubblico.

Ci sono famiglie ‘riunite’ in ospedale, esce la mamma entra il papà, il figlio in terapia intensiva a Manaus… in 10 giorni sono già stati trasferiti più di 30 pazienti per altre città del Brasile, ma le file di attesa di un letto in città son grandi, non ci sono medici a sufficienza per visitare i malati (e chi sta lavorando è stremato!), non ci sono cilindri di ossigeno da dare a chi potrebbe usarlo in casa. L´unico raggio X funzionante di fatto è nel nostro ospedale diocesano, perché quello dell´ospedale pubblico – che dovrebbe essere usato per sospetti covid – ´non stampa´ le lastre. Così tantissimi vengono ugualmente nel nostro, perché i test sono pochi e solo sugli anticorpi (e questa mutazione peggiora rapidamente! Non hanno ancora tosse né febbre, solo stanchezza e mal di schiena e i polmoni son già colpiti al 50/60%!).

La situazione cambia continuamente e bisogna cercare di affrontarla con coraggio e creatività. Domenica avevamo 13 puerpere positive covid in contemporanea, ma solo 8 letti… Mentre 2 partorivano, 3 sono andate a casa, e intanto abbiamo stretto altri letti nella stanza. Una soluzione durata poche ore, perché un altro grido di aiuto urgente dall´ospedale diocesano ha fatto correre tutto lo staff per spostare di nuovo le mamme e creare una nuova infermeria covid per accogliere altri 9 pazienti dall´ospedale pubblico (il prossimo passo sarà mettere amache !). Chi installa velocissimo una rete di ossigeno volante, chi pulisce, chi monta i letti, chi trasporta materassi e lenzuola, chi connette le maschere per lasciare tutto pronto in poche ore…

Il dramma umano è grande, sanitario ma anche psicologico, di depressione, solitudine, disperazione, paura, rabbia davanti a un sistema sanitario troppo debole per i poveri che non possono pagarsi ospedali privati. Eppure è anche una grande scuola di fraternità: molti imprestano quel che hanno a chi ne ha più bisogno, si organizzano su facebook e whatsapp per trovare cilindri, pannoloni, medicine…, ho visto nei reparti covid accompagnanti aiutare con la maggior naturalità chi è da solo come se fosse della sua famiglia, molti si sono organizzati per donare materiale e cibo negli ospedali e alle famiglie in difficoltà, per visitare e aiutare anziani soli in casa…

Sono momenti in cui, davanti al dramma umano causato all´epidemia, le persone dal cuore buono dimostrano che sono “in grado di reagire con un nuovo sogno di fraternità e di amicizia sociale che non si limiti alle parole.  … C’è bisogno di una comunità che ci sostenga, che ci aiuti e nella quale ci aiutiamo a vicenda a guardare avanti. Sogniamo come un’unica umanità, come viandanti fatti della stessa carne umana, come figli di questa stessa terra che ospita tutti noi, ciascuno con la ricchezza della sua fede o delle sue convinzioni, ciascuno con la propria voce, tutti fratelli!“ (Fratelli tutti, 6-8).

Sr. Laura Cantoni, Parintins – Provincia Brasile Nord

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