Carissimi lettori e lettrici,

pace, e ancora pace! È questo il tema del Natale che abbiamo vissuto, ed è il tema di questo mese di gennaio, che ha inizio con la Giornata mondiale per la pace. Un dono che è al cuore del messaggio evangelico: «Vi lascio la pace, vi do la mia pace» sono le parole di Gesù. Fin dall’inizio del mio servizio come direttore del Centro Pime di Milano e della rivista che avete tra le mani ho messo questa ispirazione a fondamento della mia azione. Gli sviluppi tragici degli ultimi mesi non hanno fatto altro che amplificare il nostro impegno per comunicare e costruire contenuti di pace e per invocarla, consapevoli come siamo che i nostri sforzi sono necessari ma, da soli, del tutto insufficienti.

In queste settimane chiamiamo amici di diverse tradizioni religiose e confessioni cristiane a unirsi a noi per chiedere, ciascuno secondo la propria fede, il dono della pace, che si costruisce impegnandosi sinceramente a creare relazioni e gesti di fraternità anche tra i credenti. Non è possibile infatti accettare che alcuni strumentalizzino le fedi religiose per giustificare e alimentare i conflitti e la violenza.

Etty Hillesum, giovane ebrea di Amsterdam uccisa ad Auschwitz per aver voluto condividere il destino del suo popolo, scrive che «la pace futura potrà essere veramente tale solo se prima sarà stata trovata da ognuno in se stesso – se ogni uomo si sarà liberato dall’odio contro il prossimo e l’avrà trasformato in qualcosa di diverso». Sono parole forti, alle quali si ispira anche il titolo dell’articolo “Un balsamo per molte ferite”. Etty è consapevole che si abbia il diritto di affermare cose come queste «solo se personalmente non si sfugge alle circostanze peggiori… caricandoci il nostro zaino sulle spalle e salendo su un treno di deportati».

La fede in Gesù ci impedisce di disperarci: «Egli infatti è la nostra pace, colui che ha fatto dei due un popolo solo, abbattendo il muro di separazione che era frammezzo, cioè l’inimicizia» (Ef. 2, 14). Speranza e fiducia alimentate dalla testimonianza di uomini e donne che credono nella pace, scommettendo su di essa la loro vita, come raccontiamo anche in molte pagine di questo numero.

La copertina della rivista è dedicata al Bangladesh, un Paese di giovani, a cui il Centro Pime e la nostra rivista guardano con la Campagna di solidarietà 2024. Ci torneremo. Di cuore buon anno a tutti voi. Che sia davvero un anno di pace.

Gianni Criveller, Mondo e Missione di gennaio 2024

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