Destinazione: Diocesi di Alto Solimões

E ci siamo! La gita di Pasquetta quest’anno, per me, sr. Dora e sr. Ani Ajitha è stata speciale.

Destinazione Tabatinga per raggiungere poi Santa Rita do Weil, comunità all’interno di Sao Paolo de Olivença, sede della parrocchia.

Era tanto che si stava accarezzando la triplice frontiera, Brasile, Colombia, Perù nel tentativo di trovare un cammino per garantire una nostra presenza, prima attraverso l’equipe itinerante, poi con un progetto di comunità intercongregazionale e infine, adesso, con una comunità interprovinciale (le due province Brasile Nord e Brasile Sud).

Siamo arrivate lunedì dopo Pasqua, accolte con grande entusiasmo dal Vescovo Mons.  Adolfo Zon Pereira  e subito abbiamo partecipato a un incontro diocesano, in preparazione al Sinodo per l’Amazzonia. A causa di questo incontro non siamo andate subito nella nostra comunità.

La Diocesi di Alto Solimões è composta da 8 parrocchie con 15 sacerdoti, ma solo uno è nativo di questa regione. Gli altri sono religiosi (Cappuccini e Saveriani), o di altre diocesi del Brasile “in prestito” alla Chiesa dell’Amazzonia per un periodo di tempo. C’è poi la vita  religiosa con varie Congregazioni. Una delle caratteristiche di questa zona dell’Amazzonia, essendo una zona di frontiera, è la varietà della popolazione. È un’area abitata prevalentemente da etnie indigene, la popolazione predominante sono i Ticuna, uno dei popoli indigeni più numerosi del Brasile che ha mantenuto le proprie radici culturali con i propri riti e tradizioni e parla una lingua propria. Ci sono poi i Cocama, i Cambeba e i Caramari. C’è una massiccia presenza di militari per garantire la sicurezza dei confini accanto ai peruviani che, soprattutto in Sao Paulo de Olivença, hanno quasi il monopolio del commercio lecito e illecito.

Terra di confine significa anche terra con sfide sociali e di sicurezza molto serie: alto indice di suicidio tra i giovani per mancanza di prospettive, traffico di droga e traffico di persone sono tra le grida soffocate più forti.

Ma alla fine cosa siamo venute a fare, in questo pezzo di mondo che neanche Google Map riesce a scovare? Ancora non sappiamo bene, siamo solo “ai primi passi” e la comunità interprovinciale non è ancora completa. All’inizio è bene “non fare niente” e darsi il tempo per osservare, conoscere, cercare e creare legami di amicizia e di fiducia. Speriamo di essere una presenza rispettosa che possa camminare insieme ed accompagnare il popolo.

In Santa Rita, sede della nostra nuova comunità, ci sono delle famiglie cattoliche, un leader che garantisce la celebrazione della Parola domenicale in assenza del sacerdote, che invece può essere presente solo una volta al mese. La coscienza di essere comunità cristiana è tutta da costruire. Ci sono poi le comunità lungo il fiume, prevalentemente comunità indigene che invece sono quasi abbandonate perché il padre può passare solo una volta all’anno.

La missione in Amazzonia ha caratteristiche proprio ben definite. Le distanze, che generano un isolamento quasi completo dalle comunità all’interno, la mancanza di sacerdoti, con il conseguente appello per la formazione dei laici i quali devono conciliare, casa, famiglia, lavoro e impegno con la comunità, e i grandi problemi sociali che non possono conciliarsi con l’annuncio di una buona notizia che propone vita piena e vita in abbondanza. La sfida è grande, ma anche la fiducia in quel Dio – Tupa che ci ha chiamato per incarnarci qui “neste chão“.

Sr. Laura Valtorta – Brasile Nord

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