Zoom: Kodbir, Bangladesh

NEW HOPE, Un futuro pieno di speranza!

Le donne del villaggio di Procrigotu, un sotto centro di Kodbir, in Bangladesh, per sostenere le loro famiglie erano solite preparare e rivendere una bevanda alcolica, una specie di grappa artigianale.

Il Bangladesh, paese musulmano, di per sé proibisce il commercio di bevande alcoliche, tuttavia le donne non fanno fatica a trovare i loro acquirenti. Un commercio certamente appetibile, ma che non porta alcun tipo di progresso economico al villaggio, al contrario, distrugge le famiglie e la vita sociale! Il consumo di questa “grappa” cresce sempre più fino a rendere dipendenti le persone che non riescono più ad andare a lavorare.

Di fatto in molti villaggi del Bangladesh è la donna che deve provvedere alla famiglia e andare a lavorare nei campi per poter mantenere  i figli. La dipendenza crea spesso un clima famigliare insostenibile: qualcuna preferisce scappare di casa per trovare un po’ di pace.

Osservando questa triste realtà e cercando una soluzione possibile a questo problema, abbiamo pensato a una modalità concreta per aiutare le donne ad uscirne. Ne è nata l’idea di iniziare a coltivare assieme la verdura per venderla al mercato. Lo scorso anno abbiamo affittato un pezzetto di terreno e siamo partite subito con la semina.

Quest’anno a marzo abbiamo inaugurato e dato un nome al nostro sogno: “Fattoria Agricola New Hope per lo sviluppo e la promozione umana della donna”. Il nome ci è stato suggerito dal gruppo missionario della parrocchia Bellusco, che sostiene il progetto e ha scelto questo nome come garanzia di un futuro pieno di speranza per le donne e il villaggio di Procrigotu.

L’inizio del progetto è stato debitamente solennizzato: sr. Konica, superiora provinciale, è venuta da Dhaka, la capitale, per il taglio del nastro all’ingresso della fattoria. Ad ogni  donna ha legato al polso un nastrino rosso per significare il legame che le unisce nello stesso impegno di aiuto e di rispetto reciproco e poi ha applicato sulla loro fronte il bindi, il punto rosso che si addice alle persone importanti o alle spose. La giornata si è conclusa con un grande pranzo:  abbiamo avuto bisogno di sei polli e trenta chili di riso condito con canti e danze al ritmo dei tamburi.

Il giorno precedente era stata organizzata una giornata di formazione a cui le donne hanno partecipato con interesse e entusiasmo. Ne è nato il desiderio di poter continuare, una volta alla settimana, con un incontro di formazione umana oltre allo scambio di qualche buon consiglio per la coltivazione della verdura. È sr. Celestina che si è presa l’impegno di incontrare settimanalmente le donne per aiutarle a prendere coscienza della loro dignità.

In genere le donne sono tutte musulmane, e hanno modo di riscoprire in modo nuovo i valori della pace e della solidarietà e con entusiasmo affermano di non avere mai sentito cose così belle. Con nostra sorpresa abbiamo notato che al gruppo appartengono anche due mariti, tra i quali Bimol, un uomo senza braccia, bravissimo a disegnare con la bocca: è lui che sta preparando il terreno che accoglierà il lago della fattoria.

Posso dire con semplicità che qualcosa di bello sta nascendo: per il momento ha valore anche solo il lavoro che impegna le donne nella collaborazione e nel rispetto reciproco.

Sappiamo che alcune di loro sono aiutate da qualche ong ma il sostegno che ricevono non incide sulla loro vita; se poi si tratta di prendere un maialino o qualche anatra, è sicuro che li rivenderanno alla prima occasione. Il sostegno e il lavoro offerto dalla fattoria, invece, possono davvero cambiare la loro vita. Lavorano e aspettano insieme il raccolto per poi rivenderlo ancora insieme al mercato!

Mi viene in mente una frase degli Atti degli Apostoli: ”Ogni cosa era fra loro comune…” e i frutti sono sotto gli occhi di tutti: nessuna cede alla tentazione di scappare di casa e i loro figli frequentano ogni giorno la scuola!

 

 

Sr. Angelina Marchesi

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