In ascolto del cuore: Salmo 137 (136)

Chiave di lettura

Questo salmo è una lamentazione collettiva, composta probabilmente in Gerusalemme da un gruppo di leviti che erano presenti nei duri giorni della conquista e distruzione della Cittá Santa per opera dell’Impero babilonese, nel 587 a.C. e che avevano vissuto la sofferenza del proprio esilio. Dopo il ritorno in patria, contemplando le rovine, danno voce, con espressioni profonde e pungenti in crescendo, ai ricordi dolorosi delle umiliazioni sofferte, ai sentimenti di indignazione e violenza interiorizzati nei loro cuori.

Ritmo del Salmo

Il poeta, ricordando il passato, rivive le ore di tristezza in Babilonia (v.1-2) in cui, insieme ai conterranei, si sedeva sulle rive dei fiumi, lontano dalla sua patria, con il cuore malato di nostalgia, intonando melodie al suono melanconico delle arpe. Oltre al dolore della lontananza dalla patria amata, ció che piú consumava la sua anima, era la deprimente separazione da Dio, avendo perso la possibilitá di celebrare la presenza di Dio durante le festività nel Tempio (Sl 42,3ss). Nel cuore il peso e il tormento dell’incertezza di essere definitivamente respinti da Dio, insieme alla tenue speranza che Egli, nella sua grande misericordia, potesse aprire ancora un cammino di ritorno a Lui. Tutto ciò che i profeti avevano sempre predicato e annunciato, si stava verificando: la mano di Dio stava passando su di loro, punendoli. Erano questi i sentimenti che angosciavano gli esiliati.

In terra straniera, non era permesso neppure esternare il dolore. Il lamento tace, le arpe sono appese ai rami dei salici, mentre si avvicinano gli oppressori (v. 2). I ricordi si riempiono di tratti oscuri e concreti, che rendono palpabile lo scherno crudele dell’orgoglio dei babilonesi, provocando i prigionieri con la richiesta di canti di allegria (per es.: Sl 46; 48; 84; 122) per divertirli (v. 3). Rieccheggia tutta l’indignazione scaturita dalla ferita dei sentimenti religiosi e nazionali del popolo eletto: come cantare i cantici che celebrano l’esodo, la libertà e l’indipendenza, per un oppressore? (v. 4).

Gli israeliti rifiutano questa impertinenza generata dall’abuso di potere, e questa risposta non fa che onorare il loro carattere, e più ancora il loro Dio! Non è in qualsiasi luogo e ora, e neppure con ogni disposizione del cuore o situazione umana, che è possibile lodare Dio. In determinate situazioni, come quella in cui vivono gli esiliati, cantare le lodi di Dio sarebbe un’empietà. La violenza dei babilonesi raggiunge la dimensione psicologica del popolo, volendo forzare il loro cuore tormentato a intonare un inno di lode al Dio che libera e salva!

Non è solamente il santuario del loro dolore ad essere profanato; il sacrilegio attinge la stessa santità di Dio, degradando un cantico di Dio per intrattenere una platea pagana.

La ferita sanguina al punto che il poeta sembra rivivere ancora tutta l’amarezza della schiavitù e un grido appassionato gli scoppia in gola: “mi si paralizzi la mano destra, se prendo l’arpa per suonare; s’incolli la língua al palato per la sete, piuttosto che cantare un cantico di Sion, la cui dura sorte non potrò mai dimenticare” (v. 5-6). Soltanto la ricostruzione della Città di Gerusalemme e del suo Tempio potrà restituire allegria al suo cuore. Esporre la patria amata allo scherno dei nemici, sarebbe un tradimento del suo popolo e della terra dei suoi antenati! Ancora peggio, sarebbe come dimenticare Dio, se il poeta allontanasse il suo pensiero dalla Cittá eletta, poiché è nella sua ricostruzione tanto sognata che si rivela il potere del Dio vivo.

Dal v. 7, i pensieri del salmista si dirigono a Dio, non per chiederGli vendetta di tutta la sofferenza vissuta personalmente e come popolo, ma è piuttosto la fede nel potere di Dio che sta in gioco: di chi sarà l’ultima parola, dei nemici blasfemi o di Dio, che non permette a nessuno di schernirlo? Per questo si chiede la punizione di Dio, che non può rimanere in silenzio dinanzi all’insulto alla propria gloria.

Profondamente scosso dal ricordo delle ore in cui Gerusalemme fu distrutta, il poeta chiede a YWHW di ricordarsi del “giorno di Gerusalemme”, facendo esplodere la sua passione penosamente contenuta fino a quel momento, umanamente comprensibile di voler porre fine all’intero popolo di Babilonia (v.9).

Tracce della missione

  • I luoghi e gli oggetti hanno un potere evocativo, come pure la musica… Ricordo un missionario che nei momenti di penosa sofferenza per la nostalgia di stare lontano dalla terra di missione, aveva fatto della valigia, compagna di tanti viaggi, il suo luogo di preghiera.
  • ”La missione della Chiesa invita ad un’esperienza di esilio continuo, facendo sentire il cristiano assetato d’infinito e sempre in cammino verso la Patria definitiva (Papa Francesco).
  • Si è a casa sotto il cielo. Si è a casa dovunque su questa terra, se si porta tutto noi stessi. Spesso mi sento come una nave che ha preso a bordo un carico prezioso: le funi vengono recise e ora la nave va, libera di navigare dappertutto. Dobbiamo essere la nostra patria.” (dal Diario di Etty Hillesum).
  • Il poeta ermetico italiano Salvatore Quasimodo (1901-1968), nella sua famosa poesia ‘Alle fronde dei salici’, riprende l’immagine di questo salmo (Alle fronde dei salici, per voto, anche le nostre cetre erano appese, oscillavano lievi al triste vento), per esprimere il momento di crisi della poesia, che quasi diventa muta davanti all’orrore della guerra e dell’occupazione nazista. Pensi che altri popoli del mondo potrebbero vivere gli stessi sentimenti, oggi? Capita anche a te di sentire quest’impotenza, questo silenzio, questa ribellione confrontandoti con i dolori del mondo? Lo vedi negli altri?

Nell’orizzonte della nostra vita

  • Un sentimento di nostalgia profonda riduce al silenzio gli esiliati, sottraendo loro la gioia di celebrare e cantare. Hai già vissuto un’esperienza di intensa nostalgia di persone o luoghi? Come hai reagito? Come hai pregato?
  • Nel salmo, l’estrema sofferenza provoca un forte sentimento di vendetta contro i nemici. Hai già vissuto una situazione simile? Ti sei mai vendicato? Come vivere l’amore e il perdono in mezzo all’oppressione?
  • Come pensi che Gesù abbia pregato questo salmo?
  • Quali tratti del volto di Dio appaiono nel salmo?
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