INTRODUZIONE

La Pandemia da Covid 19 oltre ad aver rivoluzionato la vita di ciascuno ad ogni latitudine e longitudine, ha dimostrato – attraverso la circolazione di un “invisibile nemico” – che le frontiere non esistono.

“Tutto è in relazione, tutto è interconnesso”

sono parole chiave emerse nell’Enciclica Laudato Sì edita nel 2015 e che illuminano, con verità, questo tempo nel quale davvero non possiamo più pensare alla realtà in maniera settoriale. La nostra casa comune è un perfetto intreccio di relazioni fra esseri viventi, fra popoli e culture. Il nostro pianeta è un’armonia di ecosistemi, dove prendono vita relazioni che domandano in modo imperante di essere riconosciute, protette, qualificate, vissute. Osiamo dire, in una sola parola, relazioni che chiedono di essere CUSTODITE.

La ricchezza inedita di questo documento del Magistero risiede nella capacità del Santo Padre (e di coloro che hanno collaborato alla stesura del testo) di aver condotto un’analisi accurata riguardo a quello che sta accadendo alla nostra casa comune. Si tratta di una lettura capace di cogliere che l’attuale situazione ambientale si può comprendere solo se riconosciamo la realtà sociale, politica, economica e la ricchezza della sapienza biblica come indissolubilmente legate fra loro, intrecciate, interdipendenti.

Soffermandoci sul Capitolo IV dell’enciclica dedicata alla “cura della casa comune”, si possono cogliere tre punti fondamentali, perfettamente riconducibili alla Dottrina Sociale della Chiesa:

  • il principio di bene comune;
  • l’uomo come “essere in relazione” (con il collegamento alla Sapienza Biblica espressa nei testi dell’Antico Testamento);
  • il privilegio del debole.

E’ attraverso questi tre passaggi correlati che intendo addentrarmi nella sezione centrale dell’enciclica, per fornire al lettore una possibile pista (una fra le tante) di interpretazione dell’intero documento.

LAUDATO SI: IL BENE COMUNE

Partiamo dal concetto centrale della Dottrina Sociale della Chiesa: il principio del BENE COMUNE.

Per bene comune s’intende «l’insieme di quelle condizioni della vita sociale che permettono sia alle collettività sia ai singoli membri, di raggiungere la propria perfezione più pienamente e più celermente».

Da questa definizione si coglie quale sia il verbo cardine della nostra socialità e della vita di relazione: “aver cura”. Aver cura dell’altro, nella sua esistenza terrena, affinché possa pienamente scoprire, abitare, vivere. Affinché possa raggiungere, in pienezza, la sua dignità!

Quando saremo in grado, nelle scelte quotidiane del singolo e della società, di lasciarci anzitutto guidare dalla “cura per l’altro”, al fine di garantire che ciascuno possa diventare pienamente uomo e pienamente donna,  allora e solo allora avremo raggiunto la pienezza della nostra umanità (cfr. Gaudium et Spes, Concilio Vaticano II).

Se ciò che muove le nostre azioni in favore della nostra casa comune non è anzitutto “la cura per l’altro”, allora non è possibile sperare in un cambiamento che abbia esiti positivi. Perché? Perché quando il cambiamento che desideriamo, progettiamo, sogniamo non è mosso dal “bene comune” (che garantisca a ciascuno, e quindi a tutti, dignità e uguaglianza) e non ha l’obiettivo di prendersi cura di ciascuno e quindi di tutti, allora è un cambiamento che disumanizza.

Alla luce di tutto ciò, è consolante constatare che “Laudato Sì” abbia scelto di avere, come fil rouge del proprio discorso, il principio del “bene comune”. E’ partendo da questo principio che l’autore compie un’analisi accurata delle ferite del nostro pianeta e, con un richiamo alla ricchezza dei testi sapienziali, riconosce come alla base della crisi ecologica che attraversiamo vi siano relazioni distorte fra gli uomini, fra i popoli, fra l’uomo e il creato.

Come ribadisce la Dottrina Sociale della Chiesa: «Una società che, a tutti i livelli, vuole intenzionalmente rimanere al servizio dell’essere umano è quella che si propone come mèta prioritaria il bene comune, in quanto bene di tutti gli uomini e di tutto l’uomo. La persona non può trovare compimento solo in se stessa, a prescindere cioè dal suo essere «con» e «per» gli altri» (Art. 165 del Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa).

Il lettore, attraverso le dense pagine di questa enciclica, scoprirà che non può esistere nessun intervento salvifico in favore del Creato che non abbia come punto di partenza e come suo stesso fine il superamento dell’inequità planetaria, poiché l’ascolto del grido della terra è inseparabile dall’ascolto del grido dei più poveri (Laudato Si n. 49)

sr. Anna Marini – Italia, Guinea Bissau

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