justiça restaurativa

Tutti i giorni, attraverso le notizie, accompagniamo lo scenario mondiale segnato dall’intensificazione di vari conflitti nelle relazioni interpersonali e sociali, che tendono a mantenere una cultura di violenza che coinvolge tutte le sfere della società.
È quello che ci ricorda Papa Francesco, nella sua enciclica Fratelli Tutti: in molte parti del mondo, mancano percorsi di pace che guariscano ferite causate da tanti conflitti personali e comunitari. Di fatto, sia nella società che nella Chiesa, “c’è bisogno di scoprire un’«architettura» della pace […] che permette a governi e istituzioni di creare processi di pace, c’è anche un «artigianato» della pace che ci coinvolge tutti (cf.231), e ci trasforma in artigiani di pace” nella vita quotidiana (cf. 225).
La mia esperienza di condivisione della vita e della fede, segnata dagli anni vissuti insieme al popolo guineense e dall’esperienza che sto facendo ora in terre brasiliane, è un mosaico di incontri tra popoli e culture, lingue, costumi e religioni. Tramite questi incontri e talvolta “scontri”, continuo ad imparare che queste esperienze possono e devono condurmi alla conversione personale.
L’anno scorso ho fatto un corso di Educazione popolare e Giustizia Riparativa e ho scoperto così un nuovo cammino per diventare “artigiana di pace”, come dice Papa Francesco. La Giustizia Riparativa sorge come uno strumento di ricerca di cammini per la costruzione di una cultura di pace e del vivere bene insieme, cercando di avvicinare le parti coinvolte in conflitti. Attraverso i Circoli di Costruzione di pace vuole rimediare ad un danno causato da un determinato conflitto, in modo che l’offensore, la vittima e la comunità possano dialogare e cercare possibilità per la costruzione di una “nuova cultura sociale”, dove gli interessati e i conflitti possano essere trattati in modo più umano e democratico, aprendo nuove opzioni per vivere una “cultura di pace”.
Mi sento interpellata dal dono di fede che ho ricevuto, ma anche da una coscienza politica e sociale, presente nella Dottrina sociale della Chiesa, a lavorare per costruire una cultura di persone prossime, che conduce all’accoglienza dell’altro e della sua realtà con empatia. Nonostante questo processo porti con sé delle sfide, vedo che nella pratica della giustizia riparativa e nel circoli di costruzione di pace, mi aiuta a trovare cammini di riconciliazione e prossimità. Questo esige sempre un atteggiamento di umiltà e di dialogo, che porta a nuove e profonde scoperte di me stessa e degli altri.
La pandemia COVID 19, anche se ha risvegliato in noi il bisogno della solidarietà e della condivisione come valori universali, ci ha messo davanti alla finitudine umana, rivelando le nostre fragilità e vulnerabilità. In tempo di pandemia, credo che uno sguardo resiliente può aiutarci a promuovere cambiamenti. Progettare la pace, è un processo che richiede da noi la disponibilità di metterci in cammino, curare le ferite degli errori, delle incomprensioni, delle controversie. Questo ci spinge a riconoscerci come chi non ha risposte pronte, ma che desidera incontrarle nell’incontro con l’altro che è ad immagine di Dio.

Sr. Fabiana Regina dos Santos – Provincia Brasile Sud

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