MISSIONARIA? SI, SEMPRE CON LA VALIGIA IN MANO!

Il sogno di andare lontano ed essere missionaria, ecco cosa avevo nel cuore fin da bambina! Un sogno strano, perché nel Nord India, da dove provengo io, non c’erano Istituti Missionari fino a quando le Missionarie dell’Immacolata non hanno aperto una comunità a Murunkela nel 2002.

Sono la prima fra le Missionarie dell’Immacolata provenienti dal nord dell’India, da piccola vedevo le suore di istituti locali che vivevano nei villaggi intorno a me mentre pregavano e preparavano la liturgia e ne rimanevo incantata, ma mi dicevo: “Si, ma io voglio andare lontano!”.

I primi anni in convento per me sono stati una prova, perché si sono concentrati tanti eventi tragici nella mia famiglia: ho perso quattro persone molto care, fra cui mia madre… In quegli anni tanta era la rabbia e la ribellione anche nei confronti di Dio: “Signore, io sono qui per donarti la mia vita e tu mi rispondi così? Facendomi perdere tante persone care? Perché?”. Queste erano le domande a cui non sapevo dare una risposta, ma che continuavo a porre a Dio, tenendo fede ai momenti di preghiera, ai silenzi in cappella davanti al Santissimo. E’ stato in uno di questi momenti che il Signore mi ha ispirato, facendomi sentire come la tristezza e la debolezza di questo tempo erano momentanee, ma le basi per costruire un tempo nuovo, in cui sarei stata più forte e felice. Questi sentimenti mi hanno dato un nuovo modo di vivere, hanno rafforzato il mio desiderio di “portare a Dio” tutto quello che vivevo, in positivo e in negativo. Anche ora, nelle sfide della vita quotidiana, questa è la mia forza: andare in Chiesa e condividere con Dio quello che vivo, perché Lui possa illuminarmi.

Proseguire poi nel mio percorso ha voluto dire per me incontrare tanti cambiamenti: durante la formazione, infatti, come molte sorelle dell’India, ho dovuto abituarmi a vivere in diversi Stati e di conseguenza a modificare tante volte cibo, clima, lingua…Poi, dopo la Professione Perpetua, ecco la chiamata ad andare in Italia per un tempo di servizio alla Direzione Generale: ancora cambiamenti di cibo, di clima, di lingua…di cultura!

Questi passaggi mi hanno fatto vivere momenti alternativi di solitudine, scoraggiamento, sconforto, nel dover sempre comprendere cose nuove, nel sentirmi sempre chiamata a crescere; ma devo dire che questo percorso mi ha dato la forza di reagire anche a situazioni incerte e ignote, rispondendo sempre in modo nuovo! Proprio come quando, in comunità a Siliguri in India, mi hanno chiesto di fare un dolce per una festa in casa con piú di 40 persone ed io non ne avevo mai fatto uno, ma mi sono buttata e…buonissimo! Ho scoperto così che solo rischiando possiamo scoprire quei talenti che non pensavamo di avere.

La mia vita in Italia ora, nel mio periodo di servizio a Roma, è molto impegnativa fra la comunità, l’apostolato e lo studio. Ritrovo la stessa possibilità di propormi con iniziativa nelle attività della parrocchia, con i ragazzi del catechismo, che spesso mi sembrano poco interessati e del tutto assorbiti da cellulari e giochi…proprio una sfida aperta! Ho anche la possibilità di seguire i giovani del percorso ‘Camminando’ a Trentola-Ducenta (CE): mi piace conoscere le proposte del Pime, questo è per me un modo per crescere nella vocazione.

Nel cuore custodisco il desiderio di una nuova missione, ma so che per il momento questa in Italia è la volontà di Dio per me! A Lui mi affido, sicura che nell´accoglienza del presente posso costruire il mio futuro.

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