Sono sr. Rose, Chow Ming Chu, originaria di Hong Kong. Sono cresciuta in una famiglia cattolica. Ho un fratello più grande e una sorella più piccola. Vivevamo in Lam Tin Housing Estate a Kowloon, Hong Kong. I miei genitori erano soliti portarci per la Messa domenicale nel salone della Scuola Superiore di Sing Yin, gestita dai Missionari Verbiti. Dopo la messa, partecipavamo agli incontri domenicali di catechismo nell’edificio della nostra Scuola Elementare, gestita dalla Diocesi. Dato che la Chiesa Cattolica costituisce solo una minoranza tra i Cinesi, diverse volte i miei compagni di classe mi hanno chiesto come mai io dovessi andare a scuola anche di domenica, e la mia risposta era: “Non lo so. I miei genitori mi portano a catechismo e alcune volte sono davvero stanca di andare a scuola tutti i giorni!!”

Quando il nostro parroco divenne anziano e non c’era un padre verbita per cui fosse possibile sostituirlo, arrivò come parroco un giovane padre del Pime italiano, p. Giorgio Pasini. Da allora la nostra parrocchia cambiò: molte più persone cominciarono a venire per la messa e le differenti attività organizzate in parrocchia divennero più vivaci. P. Sze (il nome con cui lo chiamavamo in cinese) prese l’iniziativa di chiedere l’aiuto di una suora che lo aiutasse nella pastorale della parrocchia. Fino a quel momento, non avevamo mai visto una suora nella nostra parrocchia, pensando che una religiosa dovesse essere qualcuno che viene da un paese straniero.

Quando sono cresciuta, sono stata inserita nella scuola S. Paul (Lam Tin), gestita dalle sorelle di S. Paul de Chartres, una congregazione francese. Questa era per me la prima volta in cui vedevo delle suore che ricoprivano il ruolo di supervisori e preside della scuola. Erano persone serie, che sorridevano sporadicamente, ma piene di talenti. Non erano attente soltanto ai nostri progressi accademici, ma anche alla nostra formazione religiosa cattolica. Avevamo due lezioni di religione a settimana.

In queste lezioni ho imparato a conoscere diverse cose della nostra fede. A volte, gli insegnanti o le sorelle ci richiamavano ad alcune domande: chi vuoi essere nella tua vita? Qual è il significato della vita? Cosa vuoi fare da grande?

Gesù chiama

Ricordo un momento in cui sr. Carmela stava andando in pensione e quindi avrebbe lasciato la scuola. Un giorno ha chiamato noi studenti (c’erano solo tre studenti cattolici nella classe, compresa me) ad andare nel suo ufficio dopo la scuola. Io ero spaventata, stavo pensando se avessi fatto qualcosa di sbagliato o magari se non mi fossi applicata abbastanza nello studio. Quando siamo arrivati nel suo studio, sr. Carmela è stata molto gentile e ci ha detto: “Spero che una di voi possa diventare una suora come me nel futuro”. In una situazione così inaspettata, nessuna di noi è stata capace di dare alcuna risposta.

Negli anni 1992-1993 Madre Teresa di Calcutta venne ad Hong Kong ed io ebbi l’opportunità di incontrarla. Ricordo molto chiaramente le sue parole: “Missione non è dare soldi ai poveri. Missione è vivere con i poveri, affrontando le loro stesse difficoltà e portando loro speranza, amore e fede.” Queste parole mi colpirono molto.

Cosa posso dire della vita nella mia parrocchia in questo periodo? Dopo qualche anno insieme a noi a Lam Tin, p. Sze dovette spostarsi in un’altra parrocchia e al suo posto come parroco venne un altro padre del PIME, p. Piero Zamuner (che noi chiamiamo p. Sing). Non so dire esattamente come, ma divenne amico di mio padre.

Una domenica, mentre stavo ripensando alle parole che mi aveva rivolto Madre Teresa, sono arrivata in parrocchia per la messa e al di là di ogni sorpresa p. Piero mi chiese: “Signorina, vuoi diventare suora?”. Non sapevo perché p. Sing mi facesse questa domanda, di conseguenza gli feci un sorriso e corsi in chiesa per la messa.

Dopo la fine della scuola, sono entrata nella Scuola per Infermiere del Queen Elizabeth Hospital, l’ospedale central di Kowloon, per tre anni di formazione. Questo periodo è stata molto duro per me, non solo per l’intensità degli studi e della pratica, specialmente i turni di notte, ma anche una sfida per la mia fede: non potevo andare a messa tutte le domeniche, e tra i miei compagni c’erano dei forti gruppi di preghiera Protestanti che sfidavano gli insegnamenti della nostra religione e fede cattolica.

Fortunatamente, dopo due anni di preghiera da sole mentre continuavo la mia formazione, ho incontrato la Lega delle Infermiere Cattoliche a Hong Kong. Stavano cercando volontari. Con l’aiuto delle infermiere cattoliche, organizzavamo ogni domenica di mattina presto la messa per i pazienti e il sabato sera per lo staff. Nel nostro tempo libero, facevamo studi biblici e condivisioni, ritiri annuali nella casa di spiritualità. Mi è piaciuto molto stare con loro ed essere una di loro. A quel tempo p. Paolo Morlacchi – PIME (che noi chiamavamo p. Mok), era il nostro direttore spirituale. Condividendo il lavoro e le esperienza con l’Unità Pastorale Cattolica per la Cura e la Salute ho inoltre incontrato sr. Antonietta d’Onofrio, (sr. Do), la prima Missionaria dell’Immacolata – PIME della mia vita. Era molto amichevole, gentile e dalla mente aperta, perciò molti di noi avevano facilità a condividere chiacchierate e pensieri con lei.

Con la guida dello Spirito Santo, ho passato tre anni di formazione come una studente infermiera e mi sono registrata presso il Registro Infermiere di Hong Kong. Mentre stavo andando all’ufficio del capo del mio dipartimento infermiere per consegnare i miei nuovi documenti, per caso, uscendo dall’ascensore, ho incontrato Sr. Do. Lei mi chiese: “Cosa fai qui? Non vuoi diventare suora?”. “Cosa dici?” risposi io “Ho appena ottenuto la Registrazione come infermiera, io voglio essere infermiera!”. Ma questo non fu l’unico episodio, tante diverse coincidenze mi aiutarono a focalizzare la possibilità della vita religiosa. Da questo momento, infatti, cominciai a pensare seriamente alla vita religiosa come una scelta di vita. Ho condiviso un percorso con le nostre sorelle nella comunità di Fanling come ‘Vieni e Vedi’. Attraverso la guida di sr. Luigia Mindassi, ho avuto molte opportunità di vedere congregazioni diverse, di conoscere il loro carisma e di vivere nelle loro comunità durante le mie vacanze. Ho partecipato al mio primo campo vocazionale ed ho scoperto che la missione ad extra, ad vitam e ad gentes erano le cose che più desideravo.

A quel tempo, mio padre cominciò a notare che andavo di frequente in comunità dalle suore e si preoccupò. Quando sono entrata in comunità come aspirante, tuttavia, mi diede il suo assenso, perchè stavo entrando nelle ‘suore del PIME’ e perché p. Sing, del PIME, era suo amico.

La vita è piena di sfide e in continuo cambiamento. Ci sono tanti punti di svolta e momenti importanti in cui ci viene chiesto di prendere delle decisioni. Con la grazia dello Spirito Santo, la mano delicata di Gesù, l’amore e la cura delle comunità durante il mio percorso di formazione iniziale e noviziato, sono riuscita a dire il mio primo SI a Gesù nel giorno della mia prima professione nel 2004 a Monza.

Gesù tuttavia, non ha smesso di chiamarmi; mi ha chiamato a dare la mia vita per la missione, lontana dalla mia terra d’origine, per portare la sua Buona Notizia. Nel 2012, infatti, sono partita per il Bangladesh. Dopo aver imparato la lingua, il Bengalese, ora lavoro in alcuni centri per handicappati per servire i nostri fratelli e sorelle più piccoli. Attraverso questo servizio ho imparato non solo i valori dell’amore, della cura, della pazienza e della tolleranza, ma anche la dignità umana. Ho capito che non dipende dalle nostre abilità o dalla nostra intelligenza, perché tutti siamo allo stesso modo dono di Dio. Nei centri in cui lavoro dò lezioni, ma insegno anche lavori artigianali e sport. Cantiamo e suoniamo, danziamo e celebriamo insieme i compleanni. Ci sono insegnanti professionali ed io li ascolto e condivido con loro del nostro lavoro, e anche delle difficoltà delle famiglie dei ragazzi. Ci supportiamo e ci teniamo la mano per fronteggiare un futuro migliore, anche se apparteniamo a diverse religioni. Sono molto grata al Signore di poter essere testimone del Suo Amore in un contesto musulmano e multi-religioso.

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