…non unisce solo un uomo e un donna, ma anche le loro rispettive famiglie.

Ce lo racconta sr. Carine, dell’etnia bamileké, sfogliando l’album del matrimonio di sua sorella Gerardine con il fidanzato Marius.   

Sposarsi, in Camerun: un’ alleanza allargata

Il Camerun è un paese con tante, diverse culture, basti pensare che ci sono circa 250 etnie! Il matrimonio è un momento molto importante in tutte, individua quel tempo in cui i genitori, dopo aver dato ai figli una buona educazione, rammentano loro che è giunto il momento di fare una scelta responsabile, per poter camminare con qualcun altro nell’amore e insieme costruire la propria vita generando dei figli, perché la discendenza non venga interrotta. E’ anche un segno forte di alleanza, non solo fra gli sposi, ma anche tra due famiglie, testimoni e garanti di questa unione per tutta la vita. I riti matrimoniali sono diversi secondo le etnie, soprattutto per quanto riguarda le tappe da fare, la cerimonia e la pratica della dote, la modalità con cui la ragazza incontra il marito, ecc. Nella mia etnia, che è quella dei bamilekè, dopo che la ragazza ha parlato del fidanzato ai genitori, questi si informano autonomamente per conoscere di più il ragazzo e la famiglia a cui appartiene. Raccolgono tutte le informazioni prima di dare il loro assenso all’unione, possono infatti anche dire di no, quando le informazioni raccolte sono negative sia sul ragazzo che sulla famiglia.

“Bussare alla porta”

Dopo il consenso dei genitori, si programma il pre-matrimonio, che si chiama “toquer la porte”, ossia bussare alla porta. Questo rappresenta il primo incontro tra le due famiglie, per salutarsi e conoscersi (i nomi, i legami di parentela tra di loro, il lavoro, l’abitazione, ecc.) e si svolge all’interno della casa della promessa sposa. In seguito, in un modo un po’ ironico, viene posta la domanda fondamentale, fatta da uno zio del promesso sposo, di poter prendere in sposa la ragazza amata.

Usanze e curiosità


Dopo la domanda, la mamma della ragazza insieme alle sue sorelle e ai famigliari del papà della ragazza escono dalla casa, coprono una ragazza con un pagne dalla testa fino ai piedi e si presentano a casa del ragazzo, in mezzo ai suoi famigliari. Non potendo riconoscerla così coperta, ora è la famiglia del ragazzo a dover quasi indovinare, come in un gioco, se lei è la ragazza da sposare o no. Se i famigliari dello sposo dicono di si, quando in realtà la ragazza non è quella giusta, si grida alla festa, e i genitori del ragazzo devono dare soldi all’altra famiglia. Se invece i famigliari dicono di no, come effettivamente è, la famiglia della ragazza copre un’altra ragazza e la porta in casa, per essere ‘scrutata’ e giudicata. Si possono fare tanti tentativi, in genere infatti è verso il terzo o quarto tentativo che arriva il momento della vera promessa sposa, introdotta anch’essa nella casa del fidanzato tutta coperta. Una dinamica di gioco e animazione che serve ad unire le famiglie e a creare il clima di gioia e di festa. Quando si arriva ad indovinare la vera promessa sposa, lei si svela togliendosi il pagne e la festa ha inizio, fra grida e balli. La famiglia dello sposo la fa accomodare su un divano, vicino al suo fidanzato, e questo suggella il fidanzamento ufficiale. A questo punto si comincia a chiacchierare, cantare e danzare, e si apre un’altra tappa.

La dote

I famigliari della ragazza e del ragazzo si trovano per accordarsi sulla dote. Dopo questo patto tornano nel salone e la famiglia della sposa offre da mangiare per gli ospiti, fra canti e danze. Alla fine di questo momento le due famiglie fissano il giorno della cerimonia della dote, che si svolgerà nel villaggio di origine dei genitori della ragazza. Tutti i parenti dovranno viaggiare per partecipare alla cerimonia della dote e quindi al matrimonio tradizionale. Nel villaggio il promesso sposo partecipa alla cerimonia della dote, ma la ragazza no, perché viene custodita nella discrezione a casa del fidanzato.

Valorizzare la tradizione

E’ tipico dei missionari porsi l’interrogativo sul passaggio di valori e simboli tra la cultura locale e il Vangelo, nell’ottica di un’evangelizzazione che valorizzi la tradizione locale. Nel mio contesto di origine non c’è ancora una vera integrazione tra la cultura locale e il Vangelo. Il matrimonio religioso infatti viene fatto nel rito romano come prevede la Chiesa, è solo nell’omelia che il sacerdote predicatore può riprendere alcuni gesti, parole, simboli o danze per sottolineare e insistere sui valori che essi esprimono e che gli sposi sono chiamati a vivere sempre più da ora nella loro vita insieme.

sr. Carine Nguimeya, Provincia Italia

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