CRONACHE DALL’ALTRO MONDO
Anche in Papua Nuova Guinea, spesso i giovani inseguono vane illusioni che alimentano frustrazioni e senso di vuoto

In occasione del Sinodo dei giovani, la diocesi di Alotau ha organizzato un concorso per le parrocchie: ogni comunità è stata chiamata a realizzare un’immagine che rappresentasse la realtà giovanile. La nostra parrocchia ha affidato l’incarico a un giovane artista, che ha cercato di unire elementi della tradizione con la modernità. Al centro del dipinto c’è Gesù seduto su una canoa tradizionale, in veste di deejay: dalla sua consolle si diramano otto spinotti che si connettono con altrettanti ambiti d’interesse: sport, natura, musica, educazione, ecc… Fra questi ce n’è uno che si dirige verso un’area problematica: quella della droga, dell’alcol e della criminalità. Il cavo mostra un segnale di pericolo, un fulmine, mettendo così in evidenza la necessità che la Buona Notizia porti luce e vigore in quelle zone d’ombra che tolgono libertà e gioia di vivere.

Il disagio giovanile, purtroppo, è una realtà in crescita che tocca non solo i ragazzi lontani dalla vita cristiana, ma anche quelli che vi prendono parte attiva e vivono l’esperienza della preghiera dissociata dal comportamento quotidiano, con stili di vita ambigui, dove tutto e il contrario di tutto vengono accettati, le relazioni amicali si impoveriscono e l’impegno e la responsabilità non sono visti come valori.
Come accade anche altrove nel mondo, spesso i giovani si ritrovano a inseguire sogni che ben presto si trasformano in illusioni (come trovare facilmente un lavoro redditizio in città) e alimentano un senso di frustrazione e vuoto che viene riempito da alcol e droghe o si declina in forme di microcriminalità. Le bande di pirati, che sono in aumento qui nella provincia di Milne Bay, ad esempio, sono perlopiù composte da ragazzi giovanissimi che hanno lasciato troppo presto l’iter scolastico, non vedendo in esso la possibilità di un futuro migliore.

Talvolta guardando i giovani si corre il rischio di perdere la speranza e di giudicarli pigri, insolenti o peggio criminali. Incontrandoli personalmente, però, si riscontra che, oltre a tanta confusione, c’è anche un desiderio di una vita buona e si riesce a dare loro il coraggio di esprimere il disagio in maniera costruttiva. Per questo, come Chiesa e come comunità cristiana forse dovremmo maggiormente impegnarci, non relegando le soluzioni di problemi e conflitti solamente alle istituzioni.

Stanley è un esempio di come questa via possa portare frutti. Dopo aver lasciato la scuola, ha incominciato ad assumere atteggiamenti da ribelle, commettendo furti e creando malcontento nel villaggio a tal punto da essere allontanato da casa dagli stessi genitori. La situazione sembrava ingestibile sino a quando una giovane coppia di parenti non lo ha accolto, mostrandogli con il proprio esempio la possibilità di uno stile di vita diverso e buono. Nel giro di un anno Stanley è diventato uno dei leader dei giovani su cui tutti ora fanno affidamento.
A partire dalla sua storia tutta la comunità ha cominciato a cercare nuove strade e mezzi per affiancare e supportare i giovani nel loro cammino. Giovani che, sentendosi sostenuti, si fanno loro stessi promotori di vita buona tra i loro coetanei, diventando missionari di quella Parola che irrompe e libera.

Sr. Chiara Colombo, Mondo e Missione di ottobre 2021

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