Nirmala Bhavan
Suor Ancy Thomas racconta la sua esperienza alla Nirmala Bhavan, un istituto per ragazze non vedenti nello stato indiano del Karnataka

É una scuola speciale quella in cui da vent’anni lavora suor Ancy Thomas missionaria dell’Immacolata in India: si chiama Nirmala Bhavan e accoglie ragazze non vedenti dai 10 ai 28 anni che, «a parte guidare e dipingere» – spiega la religiosa – «riescono a fare tutto in autonomia: leggono e scrivono in braille, pregano, lavano i piatti, imparano ad andare in giro con il bastone per ciechi, suonano diversi strumenti, danzano».
La scuola sorge nel villaggio di Athani, nello Stato indiano sud-occidentale del Karnataka, in cui si registra il tasso di matrimoni tra consanguinei più alto dopo quello del Tamil Nadu. Per ragioni di casta e di eredità, le famiglie danno spesso le figlie in sposa ai cugini di primo grado. «I genitori vogliono che le proprietà terriere restino all’interno della famiglia e come in tutta l’India impediscono che i figli si sposino con qualcuno di una casta diversa», spiega suor Ancy. «Poi da questi matrimoni nascono bambini con disabilità, ritardi mentali o altri problemi. Molti sono appunto ciechi e le ragazze si trovano in una situazione di insicurezza maggiore rispetto ai maschi».
I ragazzi vivono in un’altra struttura gestita dai Missionari figli del Cuore Immacolato di Maria, ma si incontrano con le ragazze per svolgere qualche corso o attività all’aperto.

«I genitori faticano a lasciare che qualcun altro si prenda cura delle figlie perché, in conformità alla tradizione induista che crede nella reincarnazione, una figlia disabile è vista come una punizione divina. Noi missionarie dell’Immacolata andiamo dalle famiglie e parlando la lingua locale proviamo a spiegare loro che è una questione biologica e che nel nostro istituto – gratuito – le ragazze possono avere un futuro. Dopo aver visitato la nostra casa si tranquillizzano e sono contenti di vedere come ci prendiamo cura di loro».
Anche se i matrimoni tra consanguinei sono una pratica diffusa tra tutte le classi sociali, le ragazze della Nirmala Bhavan provengono quasi tutte da contesti di povertà. Il Karnataka, infatti, a differenza degli Stati indiani meridionali confinanti, è ancora «fortemente sottosviluppato», racconta la missionaria, che è originaria di un altro Stato del Sud dell’India, l’Andhra Pradesh. «La maggior parte della popolazione non è istruita. Ci sono molte aziende agricole, ma chi non ha niente va di casa in casa e chiede di lavare i piatti in cambio di un po’ di denaro. Molti bambini hanno problemi di salute anche a causa della malnutrizione». Secondo i dati governativi più recenti, infatti, solo il 3,6% dei neonati tra i sei e i 23 mesi in Karnataka riceve una dieta adeguata.
«Quello che chiedono le nostre ragazze è che venga data loro un’opportunità» continua suor Ancy. «A volte alcune sono rifiutate dalle famiglie, ma non desiderano compassione, vogliono essere messe in condizione di poter studiare e lavorare». Nelle scuole statali, infatti, di solito i disabili sono lasciati in un angolo e viene solamente portato loro del cibo.
In comunità, invece, imparano a leggere, scrivere, cucinare, pulire, suonare, usare i computer e fare lavori di artigianato. «Pensiamo al loro sviluppo fisico e spirituale». Molte ora hanno trovato una sistemazione e lavorano in aziende informatiche, nel settore alimentare o della moda. Nel 2002 erano 26, mentre ora sono una quindicina.

«Un ragazzo ospitato dai missionari è persino diventato professore universitario e ora guadagna 80 mila rupie al mese, pari a poco più di 930 euro», dice con orgoglio suor Ancy.
«Un’altra giovane, arrivata da noi quando aveva già 15 anni, ora fa parte della squadra nazionale di cricket per ragazze non vedenti».
«Queste ragazze hanno speranza, pregano e ci ringraziano per il fatto di essere accettate e trattate come esseri umani. Alcune ci dicono: “Senza di voi saremmo potute morire”». Invece alla Nirmala Bhavan hanno avuto una seconda possibilità di vita.
«Riconoscono noi consorelle dalla voce o dall’odore», spiega ancora la religiosa. «E sono estremamente intelligenti: appena conoscono una persona nuova poi se la ricordano per sempre. Hanno anche una sensibilità elevata: quando siamo ammalate si preoccupano per noi, ci dicono di andare in ospedale perché hanno paura che, se noi venissimo a mancare, nessuno si prenderebbe più cura di loro».
Anche se non si vedono, le ragazze si truccano per le grandi occasioni o quando arrivano visitatori: «Vogliono apparire carine perché sanno che gli altri invece le possono vedere. E se qualcuna di noi consorelle si mette la cipria lo sentono subito», ride suor Ancy raccontando questi aneddoti.

La presenza delle suore Missionarie dell’Immacolata ad Athani è iniziata nel 2000 e qualche anno dopo è nata la comunità Nirmala Bhavan. «A volte qualcuno è sospettoso e ci chiede cosa facciamo, ma in generale la nostra presenza è ben accettata», racconta suor Ancy. Il Bharatiya Janata Party, il partito ultranazionalista indù da cui proviene il primo ministro Narendra Modi, e che governa il Karnataka, finora non ha mai causato problemi alle consorelle, perché le ragazze di cui si occupano sono tutte induiste. «Solo una o due ragazze sono cristiane», spiega suor Ancy. Ad altri istituti, invece, tra cui le Missionarie della Carità di madre Teresa di Calcutta, il governo in passato ha bloccato i conti bancari adducendo problemi con il rinnovo della licenza per operare nel Paese. Delhi ha poi fatto marcia indietro perché, faticando a provvedere a una popolazione di quasi un miliardo e mezzo di persone, ha bisogno della presenza degli enti benefici. Anche se non sono indù.

Nirmala Bhavan

Un momento di svago per le ragazze della scuola Nirmala Bhavan

«Alcuni residenti locali ci hanno detto che solo noi cristiane siamo in grado di prenderci davvero cura dei disabili».
La decisione di suor Ancy di dedicarsi alla vita consacrata è arrivata in giovane età. «Una delle mie sorelle più grandi era già suora – spiega – e quando l’ho vista tutta vestita di bianco mi è sembrata un angelo: ho subito desiderato esserlo anche io». La vocazione missionaria è arrivata poco dopo, quando durante l’ultimo anno delle superiori suor Ancy ha seguito una lezione su padre Damien, missionario belga della Congregazione dei Sacri Cuori di Gesù e di Maria che nel XIX secolo ha donato la vita per i lebbrosi in India.
Ma la missionaria, che prima di arrivare ad Athani ha lavorato in altre comunità, ha avuto qualche difficoltà ad approcciarsi alle ragazze non vedenti: «All’inizio le chiamavo, aspettandomi che riuscissero subito a raggiungermi. Ma non è così semplice per i ciechi. E loro erano molto sospettose. Mi ci è voluto un po’ per abituarmi e capire cosa si provasse. Per farlo bisogna mettersi nei loro panni».

Per davvero, non in senso metaforico: i Figli del Cuore Immacolato di Maria che hanno fondato la missione giravano con una pezza sugli occhi per capire cosa significasse non vedere tutto il tempo. «Quando ho compreso cosa volesse dire vivere al buio ho iniziato a provare ancora più amore e preoccupazione per loro. A volte siamo scontrosi, infelici, però quando guardo queste ragazze che sono felici nonostante la loro condizione non riesco a provare sentimenti negativi».

Alessandra De Poli, Mondo e Missione di gennaio 2023

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