Ridiventiamo umani!

Abbiamo celebrato da poco il Battesimo di Gesù, il suo immergersi nelle acque del Giordano, pienamente coinvolto con la nostra storia, totalmente vicino, assolutamente umano. Lo ritroviamo subito dopo lungo il mare di Galilea, per le strade di Cafarnao, nelle case di malati, paralitici e indemoniati. Lo toccano i lebbrosi, le donne, i bambini. Un nuovo battesimo per lui, un nuovo bagno di folla: quella degli scartati, degli ultimi o degli invisibili. In Lui il Padre continua a compiacersi.

Prima gli ultimi… dirà a chi si sente già arrivato. Prima gli intoccabili, gli insignificanti, gli impuri, gli innocenti.  Prima gli invisibili, come li ha definiti Papa Francesco nel suo messaggio per la Giornata Mondiale della Pace.

Da questi, Gesù, si lascia toccare, a questi Lui si rivela come significato e valore per la vita.

Prima gli immigrati, gli indigeni, gli erranti diremo noi, oggi, e la lista potrebbe allungarsi.

Sono queste le sue classifiche, queste le sue graduatorie. Gli ultimi saranno i primi e i primi gli ultimi. I figli di Israele come i figli dei popoli vicini: sullo stesso piano. Glielo aveva insegnato una donna siro-fenicia: una lezione di fede e di umanità che non dimenticherà più. Si era fatto uomo, appunto. Come dimenticarlo?

Fanno eco i continui messaggi che vediamo diffondersi sui social in questi giorni: “restiamo umani”. Come negare ciò che più ci caratterizza? Come ignorare tale evidenza? Eppure i segnali non mancano: e giungono in veste di agnello, si nascondono dietro idee o ragionamenti, che apparentemente non fanno una piega. Slogan che ci colpiscono, che impariamo a memoria e che ripetiamo con leggerezza senza accorgerci se, a poco a poco, anche noi stiamo perdendo in umanità. Ridiventiamo umani, meglio dire. Ce lo ricordava Publio Terenzio Afro, commediografo cartaginese, arrivato a Roma negli anni 166 / 160 a. C.

“Io sono uomo; e nulla di ciò che è umano ritengo a me estraneo”: amava ripetere.

Lui, un immigrato accolto. Una lezione, la sua, che dobbiamo riprendere; sederci di nuovo sui banchi della sua scuola, o sulle poltrone del suo teatro. O entrare nella nostra coscienza dove Caino continua a prevalere su Abele, per continuare a “custodire i nostri fratelli”.

E’ l’invito che facciamo a partire dalle rubriche di questa rivista, che si fanno portavoce degli ultimi che in Messico sono costretti a tornare indietro e a desistere dal loro sogno di libertà, degli indigeni per i quali è stato indetto il Sinodo per l’Amazzonia. Un invito che risuonerà nell’Auditorium dedicato a “p. Gheddo” a Milano attraverso la presentazione del musical: “MONDOMINIO”, a fine marzo. Ridiventiamo umani pensando ecologica-mente, scegliendo la “Buona Economia”… imparando a dare tempo, energie e addirittura la vita per gli ultimi!

Anche in noi il Padre si compiacerà.

sr. Antonia Dal Mas

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