CRONACHE DELL’ALTRO MONDO
L’“inaspettato” non ha il sapore della paura o dell’incertezza, ma il gusto della meraviglia che invita a camminare con fiducia e pazienza

Comincia questo mese la nuova rubrica “Cronache dell’altro mondo”, curata da suor Chiara Colombo, che ci accompagnerà per tutto il 2021.

Le prime due “pioniere” giunsero sull’isola di Good Enough – e precisamente a Watuluma, a poche miglia marine dal luogo del martirio del beato Giovanni Mazzucconi – nel dicembre del 1988. Fu quello l’inizio della presenza delle Missionarie dell’Immacolata in Papua Nuova Guinea, dove arrivarono su invito di monsignor Desmond Moore, allora vescovo di Alotau. Alla nuova comunità fu chiesto di dar vita a un centro sanitario, di affiancare la pastorale parrocchiale e di prendersi cura dei giovani studenti dell’ostello che frequentavano la scuola superiore della diocesi.

Anno dopo anno la presenza si è rafforzata e ampliata ad altre diocesi, sino ad arrivare alle attuali otto comunità che, come piccoli semi in un campo molto vasto, cercano di condividere la vita con la gente, affrontando le molteplici sfide che la realtà papuana riserva. La Papua Nuova Guinea è comunemente chiamata la “terra dell’inaspettato”, dove realmente tutto e il contrario di tutto possono accadere e l’imprevisto è la regola della quotidianità. Come missionarie siamo chiamate a prestare il nostro servizio nella pastorale parrocchiale e diocesana, specialmente in ambito catechetico, con una particolare attenzione all’iniziazione cristiana e alla formazione delle comunità di base. In ambito sanitario, siamo impegnate nella gestione di cliniche e ospedali rurali, ma anche in un’intensa attività di sensibilizzazione e prevenzione di malattie come tubercolosi e Hiv/Aids che rappresentano una ferita aperta nel Paese.

In ambito educativo, invece, gestiamo e insegniamo in scuole primarie e secondarie diocesane. Alla base di tutto, ci sono la cura per le persone che vivono ai margini o in condizioni di vita precarie e disagiate, ma anche la testimonianza e la predicazione del Vangelo e l’accompagnamento del cammino di fede là dove questo richiede più attenzione. Le problematiche sociali e le nuove povertà – come l’abuso di droghe e alcool, la violenza domestica e il faticoso cammino di emancipazione femminile, l’analfabetismo e le carenze educative nelle aree rurali, ma anche la preoccupante situazione dei ragazzi di strada nei contesti cittadini – ci stanno interpellando e stimolando a dare risposte di senso e a cercare di intraprendere attività sostenibili, adeguate ed efficaci. In una realtà dove le tensioni tra diversi clan sono spesso all’origine di scontri per il possesso di terre e proprietà, la presenza di comunità multiculturali risulta essere un segno di speranza e di sostegno a un processo di crescita delle relazioni interpersonali.

Un altro aspetto importante è lo sforzo di inserirsi nella realtà locale, valorizzando le tradizioni culturali e permettendo al Vangelo di dar loro nuova luce, sostenendo e applicando l’inculturazione della Parola di Dio, così da essere maggiormente compresa, assimilata e vissuta nella vita quotidiana, andando oltre paure e tabù derivanti da credenze e rituali ancora vivi nel cuore e nella mente dei cristiani.

La “terra dell’inaspettato” diventa per noi ogni giorno più familiare e parte della nostra stessa vita. Lo stesso termine “inaspettato” non ha il sapore della paura o dell’incertezza, ma il gusto della meraviglia che invita ad accogliere le sfide e a camminare con fiducia e con pazienza, passo dopo passo, in comunione con la Chiesa locale e le altre forze missionarie e sociali che si adoperano per uno sviluppo integrale del Paese.
La redazione di Mondo e Missione
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