Carlo e Annelore Covini: classe 37 lui, classe 44 lei. Laici MDI della prima ora. Il 1998 segna l´inizio del loro cammino affianco delle Missionarie dell’Immacolata, ma avevano conosciuto l’Istituto fin dall´inizio degli anni ’90, quando Sandra, la loro figlia primogenita, aveva deciso di iniziare il cammino di formazione che l´avrebbe portata a diventare una Missionaria dell´Immacolata.

Come genitori le facevano visita periodicamente, accompagnando i suoi passi di giovane consacrata all’inizio e di missionaria ad Hong Kong in seguito.  Nel 1998 ricevono l´invito da parte di sr. Silvia Serra e di sr. Emanuela Baronio a partecipare al costituirsi di un gruppo di laici accomunati dalla stessa passione missionaria e dallo stesso carisma delle suore. Non avevano ben chiaro di cosa si trattasse, ma la familiarità con la comunità delle missionarie dove sr. Sandra cresceva, la partecipazione alla Festa della Riconoscenza per i familiari delle suore, l´accoglienza e lo stile di vita semplice e fraterno di ciascuna di loro li affascinavano.

Annelore ricorda: “Ci sentivamo a casa! Dalle suore non era necessario fare tanti complimenti! Il primo incontro per noi laici si tenne a Monza: eravamo in tutto una dozzina di persone. Non ci conoscevamo tra di noi, ma sapevamo di essere lì per lo stesso motivo e in ragione di una passione missionaria che ci accomunava. C´erano Matilde e Alberto, Ester, Paolo e Marina, Antonella e Fabio… con i quali avremmo poi condiviso un lungo pezzo di strada.

Carlo: “Non mancavamo ad alcuno degli incontri mensili. Sentivamo che quanto riflettevamo insieme alimentava in senso positivo anche la nostra vita di coppia. Frequentavamo inoltre la comunità dei gesuiti di Villapizzone a Milano, dove potevamo tradurre in pratica le rilessioni fatte insieme, offrendo il nostro contributo ai ragazzi che erano accolti in comunità perché privi di una famiglia o dell´affetto di persone care.”

Annelore: “Lo spirito missionario era già qualcosa che ci univa. Da giovane avevo visto il film Molokai e la storia di p. Damiano dei Lebbrosi aveva acceso in me una scintilla che non si sarebbe spenta piú!”.

Carlo: “Anch´io ricordo un film in particolare, Mission, come uno strumento che mi ha permesso di aprire gli orizzonti alla missione. Le testimonianze delle suore poi, durante gli incontri, ci aiutavano a rendere ragione delle notizie a volte distorte che ci giungevano dai giornali o dalla TV sulla situazione nel sud del mondo. In parrocchia avevamo modo così di portare una parola vera a chi continuamente ci provocava sulla assoluta necessità della missione innanzitutto qui in Italia…prima che nel mondo.”

Annelore: “Posso dire che la mia vita di fede è cresciuta grazie a Carlo e grazie alla comunità Laici MdI. La mia famiglia non era credente. Sono nata in Cecoslovacchia. Mamma era di origini tedesche, papà italiane, reduce dalla prigionia in Russia. Non avevano tempo per dedicarsi alla fede – dicevano – e forse, lungo la vita in un contesto comunista come quello dell´Europa dell´est, avevano maturato una certa antipatia per i preti. Tuttavia permettevano a me e a mio fratello di frequentare la chiesa: “Male non ci poteva fare” – ci dicevano. Oltre alla chiesa, nei
pomeriggi a volte io frequentavo anche le suore di Santa Dorotea e mio fratello l´oratorio. Era diventato anche un bravo chierichetto. Tuttavia posso dire con franchezza che la famiglia di Carlo aveva un percorso di fede molto piú profondo. Lui era ed è la Maria, io la Marta della situazione”.

Annelore e Carlo: “Per tornare alla Comunitá Laici MDI possiamo dire che i primi 10 anni sono stati un crescendo di entusiasmo e di partecipazione. Con il passare degli anni poi, per alcuni si faceva sempre piú chiaro che al gruppo mancava un impegno e un legame concreto e fattivo con la missione. Altri sognavano il costituirsi di una comunità di vita segnata da attivitá e da impegni pastorali, accomunati da un ideale e da uno stile di vita e di missione, frutto del carisma e della spiritualità delle Missionarie dell´Immacolata. Da parte nostra sentivamo che gli incontri
soddisfacevano il nostro desiderio di impegno concreto nella vita della nostra parrocchia e del decanato.

In seguito è sopraggiunto un periodo di stanchezza o forse di stallo…quasi senza che ce ne accorgessimo. Non eravamo preoccupati di chiederci il perché di alcune defezioni o di rinnovarci aprendoci ad altri e invitandoli a far parte del nostro gruppo. Anche l´avvicendarsi delle suore che ci accompagnavano nel percorso ha forse contribuito a cristallizzare alcuni atteggiamenti di inerzia.

Tutto questo, insieme alle riflessioni maturate in noi e nella Congregazione riguardo al percorso delle Comunità Laici MDI in Italia e nel mondo, ci hanno sollecitato a metterci in gioco di piú, a diventare piú protagonisti e responsabili del dono ricevuto. Non nascondiamo che le novitá e gli stimoli al rinnovamento sopraggiunti negli ultimi anni ci hanno un po´mandato in crisi. Una crisi salutare, ma anche un´opportunitá per il nostro gruppo di rinnovarsi e di assumere con maggior convinzione la propria identitá, cercando sempre vie nuove per la missione come laici in un mondo che attende anche da noi una parola di senso per illuminare la propria vita personale, familiare o comunitária come anche un impegno fattivo di testimonianza nella societá.
Siamo e restiamo aperti al cambiamento e all’apertura di mente e di cuore che la missione sempre ci chiede.

Carlo e Annelore Covini, comunità Laici Mdi Milano, provincia Italia

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